“Voci” a Le Mans (Voci di questa Le Mans)

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Voci a Le Mans

(Voci di questa Le Mans)

 

Un’altra Le Mans in archivio.

Altre ore di sonno mancato.

NON, importa. Nel mio animo nulla è cambiato. La Formula 1 che scompare, il circuito della Sarthe che appare. Dalle 16.00 alle 16.00 di un fine settimana di metà giugno. In quel tempo,nella mia mente non esiste altro centro di gravità permanente. Lo capiranno. Dopo. Sempre dopo. Vedendo la Ferrari tornare a correre qui. Lo so. Un nuovo capitolo della storia delle corse verrà scritto. Ci obbligherà a rivedere i nostri giudizi. Su quanto abbiamo vissuto e su come lo abbiamo fatto. Con Maranello lontano da Le Mans.

Il cuore oltre l’ostacolo. No. Sensibilità per gare Endurance. Quando tante volte essere bravi non significa essere i più veloci, come in un Gran Premio, ma “sopravvivere” allo scorrere del tempo. Sei, otto, dodici, ventiquattro. Storie di resistenza, dolore e ossessione. Niente a che vedere con le nevrasteniche traiettorie di una gara di velocità.

Voci.

Che quella resistenza raccontano. Calore umano. Sentimenti di appassionati che sappiano vedere oltre i risultati, esposti da una classifica finale. Emozioni che segnano l’anima come un temporale inchiostro indelebile.

Sentimenti in grado di generare una famiglia più che virtuale. Universale specchio di epidermica velocità condivisa nella sublime resistenza.

Una promessa è una promessa.

Voci da raccontare. Per nomi da non dimenticare. Nicola,Marco,Fabio, Gordon,Daniele e Paolo. Voci italiane a Le Mans. Parlarne. Come oracoli di una sacra disciplina nel raggiungere il limite delle corse. “On the Edge”. Il ciglio del burrone. Il senso religioso di una “settimana santa” nell’iniziazione alla corsa più bella del mondo.

Voci da raccontare davanti a un microfono. Nicola e quel senso radiofonico per immagini. Marco e quella verve da pilota Gran turismo che sull’asfalto ne ha viste di cotte e di crude. Daniele. Un direttore di gara per cui una competizione di durata è anche una gara continua di ricordi enciclopedici. Fabio e quella competenza tecnica dell’uomo di pista, che siede alla destra del muretto in attesa che il proprio pilota ritorni ai box. Gordon, per cui il commento è innanzitutto precisione tecnico sportiva legata alla competenza. E poi Paolo. Che in sé racchiude la polivalenza di una multiforme lettura, per ogni aspetto che sia possibile illustrare di una 24 Ore come Le Mans.

Voci che raccontano davanti a un microfono per me. Spettatore indulgentemente coccolato. 24 ore passano. Vince la Toyota. M’innamoro di Perrodo, il quale dopo aver rovinato la gara di Sims e la sua Corvette da certi vincitori in GT-PRO ha il coraggio di andare a scusarsi, con un’enorme dose di attributi. Un vincente nell’animo, nonostante stia provando l’abisso profondissimo del dolore colposo. Femminile e resiliente bellezza di quanto ho capito servire a Le Mans.

Voci che raccontano una Ferrari diversa. Bellissima con Pierguidi, che nulla spreca di quanto la provvidenza gli metta a disposizione per una squadra che non sbaglia una virgola strategica della propria condotta di gara. Guida altissima con un mezzo inferiore limitato dal BOP. Penso solo che a Baku non è proprio la stessa cosa.

Non sarà facile, tornare a chiudere gli occhi. Ricominciare da capo.

Ma Le Mans con le sue storie rimane un mondo perfetto.

Oltre ogni possibile immaginazione. Con le sue voci a commento.

Ciao ragazzi, vi voglio bene.

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