Verstappen e la storia

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Verstappen e la storia

 

 

Poche righe.

Per dire qualcosa forse di apparentemente banale.

Eppure  così è, nella sua immediata semplicità.

Col ritorno del Gran Premio d’Olanda a Zandvoort, a distanza di 36 anni da quell’ultima vittoria da queste parti di Niki Lauda potremmo assistere (in via assolutamente teorica) alla prima vittoria di un pilota olandese nel Gran Premio di casa, per quelle trenta edizioni tutte disputatesi tra le dune di sabbia di questo circuito a poche centinaia di metri dal mare.

Impressionante.

Mai successo.

Che possa succedere? (Se continuo così le “Allegre gufate di Mazzoni” potrebbero chiedermi il copyright…)

Non è difficile immaginare un autodromo gremito di arancione e conseguente tifo olandese. È comunque un fatto ( e a pieno diritto) che Verstappen pare avere diverse chances di poter essere il primo pilota olandese ad aggiudicarsi la gara di casa, su di un circuito carico di carismatica storia, seppur la conformazione attuale non abbia nulla a che vedere con ciò che fu in passato.

Se Spa viene definita “L’Università dei piloti” Zandvoort non era da meno. Insieme a Brands Hatch in questo angolo di Olanda emergevano soltanto piloti in grado di fare la differenza. Ascari, Fangio, G.Hill, Clark, Brabham, Stewart, Rindt, Lauda, Hunt, Andretti, Jones, Piquet, Prost. Tranne poche rare eccezioni ( sei in tutto) tra queste dune di sabbia olandese hanno vinto solo piloti campioni del mondo.

O che in seguito, lo sono diventati.

Piaccia o no, la storia attende il nome di Max Verstappen.

Per ciò che  ancora non è stato.

E forse, dopodomani sarà.

Verstappen e la storia

 

 

Poche righe.

Per dire qualcosa forse di apparentemente banale.

Eppure  così è, nella sua immediata semplicità.

Col ritorno del Gran Premio d’Olanda a Zandvoort, a distanza di 36 anni da quell’ultima vittoria da queste parti di Niki Lauda potremmo assistere (in via assolutamente teorica) alla prima vittoria di un pilota olandese nel Gran Premio di casa, per quelle trenta edizioni tutte disputatesi tra le dune di sabbia di questo circuito a poche centinaia di metri dal mare.

Impressionante.

Mai successo.

Che possa succedere? (Se continuo così le “Allegre gufate di Mazzoni” potrebbero chiedermi il copyright…)

Non è difficile immaginare un autodromo gremito di arancione e conseguente tifo olandese. È comunque un fatto ( e a pieno diritto) che Verstappen pare avere diverse chances di poter essere il primo pilota olandese ad aggiudicarsi la gara di casa, su di un circuito carico di carismatica storia, seppur la conformazione attuale non abbia nulla a che vedere con ciò che fu in passato.

Se Spa viene definita “L’Università dei piloti” Zandvoort non era da meno. Insieme a Brands Hatch in questo angolo di Olanda emergevano soltanto piloti in grado di fare la differenza. Ascari, Fangio, G.Hill, Clark, Brabham, Stewart, Rindt, Lauda, Hunt, Andretti, Jones, Piquet, Prost. Tranne poche rare eccezioni ( sei in tutto) tra queste dune di sabbia olandese hanno vinto solo piloti campioni del mondo.

O che in seguito, lo sono diventati.

Piaccia o no, la storia attende il nome di Max Verstappen.

Per ciò che  ancora non è stato.

E forse, dopodomani sarà.

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