Una scomoda eredità

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Una scomoda eredità

 

Per chiunque sia ferrarista nell’animo, l’otto ottobre rimane un giorno storico.

Finivano ventuno anni di digiuno assoluto per mano di un tedesco di Kerpen. Un calzolaio mancato. Così recita, l’ufficio di un’anagrafe tedesca, riportando il cognome Schumacher sui propri registri nell’anno di grazia ’69.

Ventuno anni. Per aspettare la Rossa Emilia ferrarista nuovamente campione del mondo di Formula 1.

Ora di anni ne sono passati dodici. E pare che, credere in un nuovo condottiero tedesco sia un’idea passata di moda, e con esso come esso non sia più il credo del momento e del nostro titubante ma comunque travolgente ( per quanto possibile) tonitruante  presente.

Dai bella vita.

Spiegalo tu. Cosa voglia dire aspettare ventuno anni. Ho solo in mente una più lunga attesa, come fu per la contrada del Bruco al Palio di Siena, aspettando il trascorrere di 41 primavere per rivedere nuovamente la vittoria di un proprio cavallo in Piazza del Campo.

Misero presente.

È inevitabile che provi a prendersi gioco di noi.

Schumi e la sua scomoda eredità. In questo otto ottobre sembra un peso insostenibile. Un primato conteso da altri e ben più estranei eroi del volante.

Sorrido amaramente, nel pensare alle misere mancanze del nostro tempo in questo preciso istante.

Mi hanno sempre detto di come l’unione faccia la forza. Tra Vettel e Leclerc pare proprio si stia intraprendendo e interponendo invece ben altra e più insanabile discordia. Senza che ancora nulla d'importante vi sia in palio.

Se non qualche vittoria di tappa.

Con quali risultati non saprei dirvi però.

Ripensando proprio a oggi.

A un otto ottobre e all’inizio di un ciclo vincente.

Di cinque campionati del mondo.

A firma Michael Schumacher.  

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