Una Gauloises per Depailler

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Una Gauloises

per

Depailler

 

 

Mi manca.

Quella sigaretta accesa ai box.

Gauloises senza filtro, per quell’idea (apparentemente insana) che andare in pista, l’elmo gallico sul pacchetto delle bionde francesi sia per Patrick un elemento indispensabile, cui non poter rinunciare nell’essere ciò che è stato.

Un pilota da corsa.

Funziona così, in quella speciale generazione di piloti  “made in seventy” . Bacco tabacco e Venere più qualcos’altro: coraggio da piede destro e relativa mitologia nel domare creature impossibili come le monoposto di quel tempo.

Doping e trippling erano concetti basati esclusivamente sull’ardimento del proprio essere. Così è, anche se non vi pare. A Patrick Depailler bastava una sigaretta e il suo elmo gallico sul relativo pacchetto. Bisognava soltanto aver fiducia che il mondo vedesse coi propri occhi ciò che un pilota attraversava sullo sconfinato muro d’acqua di Montreal. Volante e presa sicura. L’elettronica una lontana utopia. La deportanza ancora un rudimentale concetto non ancora del tutto pienamente sviluppato. Di premeditato con gli occhi di oggi c’era ben poco in quella F1 che non esprimesse nient’altro che coraggio e amore per il rischio.

Una sigaretta e un volante.

Patrick era fatto così.

Non serviva altro.

Per essere veloci al volante di una vettura da corsa.

Ogni domenica da Gran Premio.

Auguri Patrick.

 

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