Una Brabham per “Black Jack”

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Una Brabham

per

Black Jack

 

Quando nel ’55 Jack Brabham giunse in Europa dalla ruvida Australia era già un pilota maturo, dall’alto dei suoi  quasi 30 anni. Qualche anno dopo nel ’59, la T51 di Charles Cooper nata per mano di Owen Maddock è una scommessa che ha quasi il sapore della certezza vincente, col suo motore posteriore in grado di regalare una nuova maneggevolezza al mondo della Formula 1. La grande rivoluzione dei buoi dietro al carro è agli albori, in uno di quei cambi epocali in grado di segnare un’epoca, fino ai giorni nostri. Assioma inconfutabile del mondo delle monoposto,valido ancora oggi.

Ci avevano già provato i tedeschi negli anni ’30, con le P Wagen di Ferdinand Porsche. 16 cilindri dietro le spalle del pilota in posizione centrale. Più stabilità, più maneggevolezza, più tenuta.

Più.

La Cooper T51 ripropone gli stessi concetti dotata di un motore con un quarto delle bielle ed un terzo della cilindrata. La perfetta miniatura del mastodonte tedesco. Un agile vettura nell’inconfondibile livrea british racer: verdona.

Come un felino esotico.

Il perfetto compagno di quella nuova venuta sembra essere lui, il “Re senza corona”. Stirling Moss ha già vinto 10 Gran premi e dopo quattro secondi posti consecutivi dietro a Fangio ed Hawthorn sembra essere il suo momento. La sua stagione.

Ma il Black Jack non è gioco per tutti. E tantomeno a Monaco in quel maggio del ‘59.

Doveva vincere Moss, dall’alto della sua pole. S’impose un australiano alla sua prima vittoria. La prima di 14 e tre titoli mondiali, l’ultimo dei quali da pilota costruttore nel ’66, guidando una vettura che portasse il suo nome. Solo a lui da ex meccanico della R.A.A.F  riuscì in questa impresa. Fino ai giorni nostri. E ai titoli che in futuro ne verranno. 

Tanta ghiaia, tanta decisione fra i tornanti. Sparando sassi in faccia agli avversari.

Forse Black Jack non era tale solo per i neri capelli della sua chioma e quell’innata grinta feroce.

24…come il numero di gara della sua prima vittoria.

24…

Black Jack.

Tre più di 21.

A volte neanche le picche bastano.

Per raccontare un pilota.

E la sua storia per intero.

Quando anche sua Maestà lo fece Sir. Il primo, da tre volte campione del mondo.

In Formula 1.

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