Un perfetto Barilla

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Un perfetto Barilla

 

(157 giorni a Le Mans)

 

Per Paolo Barilla, il restauro della Ferrari 312 B di Clay poteva sottintendere molte cose. Non ultimo, il desiderio di riappropriarsi compiutamente e fisicamente di un pezzo della propria infanzia. Un ricordo materiale. Capace di viaggiare su quattro ruote e di avere alle proprie spalle un motore in grado di segnare un’epoca come il V 180 “piatto” di Forghieri.

La perfezione di un restauro, figlio anche di quel Made in Italy a motore pienamente espresso nei valori della Motor Valley.

Cosa volere di più…

La stessa cosa.

Un giorno perfetto per un auto perfetta. Per una vittoria non solo speciale semplicemente esaltante. Come solo Le Mans col suo inimitabile palcoscenico potrebbe regalare.

In quel 1985, la  “Joest Racing” non è un semplice team privato venuto a disputare la sua 24 Ore. È la calata di un battaglione dell’Afrikakorps , direttamente dalle piane desertiche della Libia all’amena campagna francese per giungere penetrante e ficcante come una testa d’ariete nel distretto della Sarthe. Squadra solida, razionale, votata al successo a Le Mans come al traguardo da raggiungere per una vita intera.

Insieme a Paolo condividono l’abitacolo “John Winter”, pseudonimo del gentleman driver tedesco Louis Krages, cui poco si chiede in pista per evitar problemi e il fortissimo connazionale Klaus Ludwig,un comandante di quell’Afrikakorps da corsa già due volte vincitore a Le Mans, di cui l’ultima l’anno precedente proprio col team Joest, in coppia con una leggenda vivente della Sarthe come H. Pescarolo.

In piena formula consumi bisogna badare al carburante come a un liquido prezioso. Una messa a punto perfetta per dare il 100% in pista. Una vettura perfetta. La già collaudata Porsche 956 sembra la vettura deputata a questo compito. Più a punto delle nuove 962 ufficiali. Perfetta appunto. Come il fatto di non dover mai alzare il cofano motore dal retrotreno per vedere cosa stia succedendo sotto. Perfetto. Come il fatto di mettersi in scia alla Porsche ufficiali per risparmiare pressione col turbo e stressare meno il motore.

Un espediente perfetto. Da brivido lungo la schiena nell’attaccarsi a 350 all’ora alla coda di un’altra vettura per risparmiare benzina  stando a non più di due metri da chi ci precede. In quell’istante trema tutto. Anche il cervello che non vorrebbe rischiare un secondo di più oltre quelle due ore per ogni turno di guida.

Tutto perfetto.

Come la vittoria a Le Mans.

Di Paolo Barilla.

 

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