Ucci Ucci…sento odor di Andreucci

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Ucci Ucci…sento odor di Andreucci

 

E sono dieci, anche per Paolo Andreucci. Come per il suo corregionale Simone Faggioli, in grado di dettare i nuovi tempi (e record) delle cronoscalate europee. Questo decimo titolo  per il pilota della Garfagnana, lo rende il rallysta italiano più titolato di sempre in campo nazionale. Un omaggio doveroso partire dalle sue origini. Andreucci inizia a frequentare l’ambiente dei Rally nel lontano 1987 sulle strade toscane, al volante di una Renault 5 GT Turbo. Il ragazzo ha stoffa e l’anno successivo si iscrive al campionato monomarca Fiat Uno Turbo dove arriverà secondo in classifica vincendo due Rally .

Negli anni successivi si troverà a guidare alternativamente per Peugeot  e  Renault, prima al volante della Peugeot 306 e poi, della Renault Clio Maxi, passando poi alla Megane Kit Car,con risultati però assai altalenanti.

Nel 1999 la svolta.

È alla guida di una Subaru  Impreza WRC della scuderia Pro Car, con cui riesce a vincere tre Rally del campionato italiano, vedendosela con due super piloti del calibro di Gianfranco Cunico ed Andrea Aghini , quest’ultimo poi vincitore del campionato di quell’anno.

Nel 2000 Paolo riprova ad andare all’assalto del campionato italiano ma trova in Piero Longhi un altro osso duro da battere. Sarà secondo, alle spalle del pilota piemontese. Ma il 2001 è l’anno buono per conquistare il suo primo titolo. Al volante di una Ford Focus WRC riesce ad imporsi su Renato Travaglia ed Andrea Aghini . Finalmente è campione d’Italia. Gli anni successivi il nostro Andreucci li passerà al volante delle vetture di Casa Fiat. Nel 2002 debutta con la Punto S1600, macchina a trazione anteriore che si affaccia alla ribalta in virtù dei nuovi regolamenti tecnici stilati dalla CSAI.

Con l’abolizione delle WRC le macchine in quel 2003 sono tutte sullo stesso piano competitivo. Andreucci ne uscirà vincitore,  nei confronti di Giandomenico Basso.

Gli  anni 2004 e 2005, sempre alla guida della Punto S1600 saranno stagioni in cui Paolo giocherà in difesa, viste le prestazioni della Subaru Impreza STI con due piloti del calibro di Navarra e Longhi.

Il 2006 è invece l’anno dell’esordio delle Super 2000 aspirate 4×4 . Andreucci vincerà a mani basse il campionato battendo il suo compagno Navarra e Piero Longhi su Subaru Impreza  STI. Sette vittorie in questa stagione mettono in chiaro lo spessore della macchina e del pilota. Il periodo Fiat nella carriera di Andreucci finisce al termine di questa stagione e io ancora oggi mi chiedo il perché di questo addio alla casa torinese, avendo in mano la possibilità di vincere altri campionati in serie. Il ripiego Andreucci,  lo trova alla guida della Mitsubishi Lancer Evo IX della Rallyart  nei due anni successivi. La macchina però non riesce a tenere il passo delle Punto S2000 4×4 , più leggere ed in grado di mantenere velocità di percorrenza in curva più elevate. In quel 2007 il titolo andrà a Basso sulla Grande Punto S2000 ed in quella successiva a Rossetti su Peugeot 207 S2000 .

Serve una svolta. Ancora una volta.

L’anno 2009 è cruciale per riportare alla vittoria Andreucci che, legandosi alla Peugeot, creerà un connubio devastante per gli avversari , in termini di gare e titoli, a cominciare dal quarto titolo conquistato proprio quell’anno con la Peugeot 207 S2000.

Il resto: una mitraglia inarrestabile.

2010.Quinto  titolo su Peugeot 207 S2000

2011. Sesto  titolo su Peugeot 207 S2000.

Il 2012 è l’ultimo anno di partecipazione della Fiat in veste ufficiale col marchio Abarth,mentre Skoda si affaccia sul campionato. Il confronto con Peugeot risulta essere impietoso. Settimo titolo per Andreucci.

Nel 2013, Andreucci si alterna alla guida  della Peugeot 208 R2 e della stagionata 207, in attesa dello sviluppo e messa in campo della nuova 208 S2000  nel 2014. Il confronto sarà  tra Andreucci su Peugeot e Basso (ancora una volta) su Fiesta. Una sfida sul filo di lana terminata a pari punti tra i due, in cui  Andreucci la spunterà in virtù del maggior numero vittorie ottenute nell’arco della stagione. Ottavo titolo in tasca.

2015 . Nono titolo

2017 . Il decimo titolo è storia di questi giorni. A Paolo Andreucci auguro il meglio per le prossime stagioni. Il suo talento avrebbe meritato i successi e la fama della ribalta mondiale. Non avrebbe certamente sfigurato. Correre solo l’italiano per un pilota della sua classe è stato il viatico per una carriera in tono minore, ben consapevole come sono del fatto che la CSAI non è certo riuscita a valorizzare un talento del genere all’estero . Concludo questa epopea lunga quasi trent’anni, con uno striscione e mo’ di ultrà’.

“Paolo. Sei un Grande”.

Tu ed i tuoi traversi lungo le speciali ed i tornanti d’Italia.

Ucci Ucci…sento odor di Andreucci.

 

[/vc_column_text][vc_column_text css_animation=”fadeIn”]Andrea Piras

 

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