Tra ombrelli e cappelli

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Tra ombrelli e cappelli

 

“ Al 38° coglionazzo e a 49 a 2 di punteggio, Fantozzi incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie…”

 

No.

Non sono ammattito.

È solo una pura e semplice citazione cinematografica. Di fantozziana e villaggiesca fattura.

Mi piacerebbe che per gli sconfitti esistesse l’onore delle armi. Una volta magari. Ora non più. Non adesso nel nostro presente, capace solo di fagocitare rapidamente emozioni e quant’altro. Senza alcun rispetto per la forma.

E tantomeno i contenuti.

Quando poi, ricevi immagini di tifosi ferraristi, capaci di accogliere la vittoria di Leclerc a Monza ( giuro, non mi sto inventando niente…) col gesto dell’ombrello, immagino che parlare di china culturale sia un eufemismo decisamente inutile.

Però, che bello ho pensato. Sfanculare chicchessia dopo che ha passato un’ora e un quarto del proprio tempo a viaggiare a quasi 244 Km/h è qualcosa di cui andare veramente fieri…non fosse bastato quanto successo il sabato a Peroni, nel farci ricordare come un attimo possa essere ancora sufficiente nell’innescare tragedie sportive senza ritorno.

Pace.

Il mondo non aspetta certo presso un notaio la registrazione dei miei principi.

Sportivi e morali.

Tanto uno sconfitto non vale nulla.

Pericolosamente aggiungo io.

Senza rispetto per l’avversario nessuna vittoria avrà più valore. Umiliare non è mai una bella cosa. Ma pare essere l’unica strada percorribile nell’essere un giorno dei vincenti, ammesso poi si continui in eterno ad avere successo.

Altrimenti è come  si fosse passati dal proprio cappellaio e ombrellaio di fiducia.  Per chi non vince esistono soltanto “scappellate” e ombrelli ricevuti da terza parti, manco fosse passato il feroce Cav. Catellani coi suoi “coglionazzo” regalati al prossimo come supposte i glicerina. E a Seb non ne avrebbe certo risparmiati all’ennesimo testacoda del ferrarista.

Un “coglionazzo” tedesco.

Non so quanto Vettel possa reggerne trentotto come Fantozzi…

Manca solo lo sguardo alla moglie… a ribadire come un minimo di classe forse anora gli appartenga (più di un minimo. Credetemi…).

Nessuno che guidi a trecento all’ora merita di essere vilipeso così.

Perchè almeno la pelle ne sono certo.

Non è quella di un coglionazzo.

Ma di un pilota da corsa.

Tra ombrelli e cappelli.

 

 

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