The day after: Le Mans l’inidcibile

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The day after: Le Mans l'indicibile

                                         

 

Molti sanno cosa sia il mal d’Africa, anche se non tutti l’hanno provato. Io invece ho sperimentato sulla mia pelle il mal di Le Mans, quella sgradevolissima sensazione che ti assale dopo aver assistito (e nel mio caso, da un seggiolino d’eccezione) alla corsa più bella e famosa al mondo. 24 ore di corsa che non possono non lasciarti un segno pressoché indelebile, che andrà a incidere sulla tua concezione dello sport, dell’automobilismo e della passione.

Gli effetti di questo mal di Le Mans sono stati evidenti per tre giorni. Tre giorni in cui ho dormito poco e male, anche perché mi svegliavo di soprassalto nel cuore della notte sentendo i rumori della corsa. Seduto sul letto, con gli occhi sbarrati nel buio, sentivo le Porsche 911 RSR, le P1 a benzina, le Corvette. Non le vedevo, ma le sentivo benissimo. Non capivo dov’ero, cosa stessi facendo, perché fossi così distante dal box Cetilar, dove fossero i meccanici, gli ingegneri, i gommisti, i piloti, il pubblico, i baracchini con tè caffè birra panini. Dove diavolo fosse Le Mans. Quando mi rendevo conto del fatto che fossi a casa (e passavano anche 15 secondi di panico), allora arrivava la nostalgia, potentissima.

Anche il ritorno alla normalità non ha aiutato. La mattina di martedì 18 giugno, la prima in cui sono tornato in servizio alla cronaca di provincia de la tribuna di Treviso, si è alzato un fumo nero e densissimo vicino a casa mia. Ci corro sentendomi Alonso, che in otto giorni avevo salutato tre volte (giaggià), e capisco cosa succede: un pianale di paglia ha preso fuoco e due camionette dei vigili del fuoco lo stanno spegnendo. Sono passato dalla gara più incredibile che abbia mai vissuto a della paglia che brucia.

Non ci sono santi che tengono: questo settembre ci torno. Se ce lo lasciano fare, il weekend del 20 settembre sono impegnato e vi prego di disturbarmi il meno possibile. Sarà una 24 Ore strana, stranissima, ma sarà comunque la 24 Ore di Le Mans. Vi dirò: a tratti mi sono emozionato anche solo a guardare la 24 Ore virtuale, nonostante le cose ridicole e storte che sono successe. Il duello finale per il quarto posto, il duello continuo nelle GT, i sorpassi all’interno a Indianapolis: tutte cose bellissime, tutti ricordi bellissimi.

Perché Le Mans, diciamocelo, non è una gara. È il supremo piacere dell’appassionato, il luogo in cui ogni amante della velocità trova le origini della sua passione. Sono 13,7 chilometri di asfalto che ti segnano per sempre, che ti insegnano a considerare le altre gare per quello che sono: delle gare. E la 24 Ore di Le Mans per quello che è: qualcosa di indicibile.

 

 

Niccolò Budoia

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