Tanak campione del mondo

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Tanak campione del mondo
” Posso mandarti due righe? Che bel periodo per Sinfonia Motore…pare che a turno vogliano scrivervi tutti! Ma Nico è pure un amico e una persona speciale…Infuso nella famiglia mi ha detto una volta…Io mi adeguo…sperando un giorno di trovargli addosso il differenziale di una WRC…Da qualche parte…” (Emiliano Tozzi)
  Io Ott Tanak l’ho visto correre la prima volta in Germania, nel 2010. Cercava di far andare la Mitsubishi Lancer Evo X del Pirelli Star Driver, e francamente mi chiedevo dove mai sarebbe potuto arrivare quel ragazzino che andava sempre a tutta e sbagliava per dieci. Sarà chiaro, dopo quello che è successo ieri, che io di motorsport non ci capisco un’acca. Non ci capisco un’acca perché ieri, quel ragazzino che in questi nove anni è cresciuto (e direi bene), è diventato campione del mondo rally. Campione del mondo rally, che meraviglia… La sua vittoria, arrivata dopo una rimonta pazzesca quando il Rally di Spagna è passato dalla terra all’asfalto catalano, ha letteralmente mandato fuori di testa tutto il mondo del rally che non tifasse già per Sebastien Ogier o per Thierry Neuville. Ci si è messo anche lo “zio Malcolm” a battere le mani al suo ex pupillo, fermando la Toyota Yaris Wrc di Tanak e Martin Jarveoja prima dell’ultima assistenza. Aveva le lacrime agli occhi, Wilson. Uno che da solo rappresenta metà del mondo dei rally piangeva perché un biondino estone aveva battuto tutti, compreso sé stesso. Ma perché a tutti sta così simpatico, quel biondino? Sta simpatico dalla Polonia del 2016, quando Tanak aveva la vittoria in mano nonostante guidasse una Ford Fiesta Wrc che in quel momento era la macchina peggiore del lotto. Sta simpatico perché alla penultima speciale era entrato in una buca dove tutti avevano messo le ruote, ma solo lui ne era uscito con una foratura. Gara buttata via, Ogier che all’ultimo stop lo prende in braccio, se lo mette in spalla e lo celebra come l’ultimo dei gladiatori. Sta simpatico perché parla poco, e quando parla rispetta sempre gli avversari, i regolamenti, i tifosi. Rispetta tutti, perché tanto sa che per vincere i Mondiali basta “solo” andare forte. Mai una parola sulle tante botte tirate di qua e di là dai suoi compagni di squadra, gli altrettanto amati (ma ahinoi non altrettanto vincenti) Jari-Matti Latvala e Kris Meeke. Sta simpatico perché ieri ha riscritto la storia del motorsport. Badate bene, signori, a un dato che tutti sembrano essersi dimenticati. Era dal 2004, quando Sebatien Loeb vinse il Mondiale contro l’allora campione in carica Petter Solberg, che un pilota che si fosse cucito sulla tuta l’iride non si trovava costretto a scucirselo e darlo a un altro che lo aveva battuto sul campo. Nemmeno nel 2013, quando fu sancito il passaggio di consegne fra i due Seb (Loeb con Ogier), non si era visto nulla di simile: Loeb, quell’anno, aveva corso solo 4 gare (vincendone due, ça va sans dire). Lui ce l’ha fatta, e chissenefrega che la Citroen C3 Wrc di Ogier sia stata per una stagione intera non troppo veloce e ancora meno affidabile. Ogier, l’anno scorso, ha vinto un Mondiale con un team privato e una macchina decisamente non allucinante. Ogier resta Ogier, anche se gli dai in mano la 127 di mio nonno. Insomma, a Tanak si vuol bene perché questo qua è forte davvero. È forte di piede e di testa, è forte di animo e di cuore. È forte di passione, è forte di corse. È forte, e ai forti gentili non si può far altro che un sorriso.
    Niccolò Budoia  
 
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