Suzuka ’89, Prost e l’altra prospettiva

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SUZUKA’89, PROST

E

L’ALTRA PROSPETTIVA

 

 

Embè…

Passano gli anni ma la voglia di continuare a capirci qualcosa rimane la medesima se non addirittura di più, facendo acuire quell’inappagata e insoddisfatta necessità di verità certa e non mistificata, come si trattasse una Commissione Warren qualsiasi…

Ci siamo capiti…

Almeno… credo.

Quando rivedo le riprese dall’alto di Suzuka ’89 inerente l’incidente  tra Senna e Prost ho come un sobbalzo.

Vacca boia…

Una chiusura brutale, con il portone lasciato aperto da Prost che improvvisamente si chiude, lasciando le dita della macchina di Senna chiuse nello stipite della chicane prima dell’arrivo a Suzuka.

Una bastardata colossale.

Perchè vale più il senso della verità che quello di appartenenza generato  dalle proprie inclinazioni… Era l’inizio dichiarato di una guerra senza quartiere che per un altro lustro avrebbe reso in alterni momenti la situazione altrettanto incandescente se non di più. Fino all’arrivo di Schumi e di un altro automobilismo. 12 mesi più tardi sempre a Suzuka arrivò il secondo atto manifesto di quel conflitto non dichiarato.

Ayrton aveva atteso un anno. Dal suo punto di vista era giusto così e non sarebbe potuto essere altrimenti. Se poi ripensava anche al fatto che la posizione  della pole in griglia fosse stata posizionata sul lato sporco della pista, ecco, l’affronto era totale.

Bisognava pareggiare i conti, una volta per tutte. Con Prost, da cui si sentiva defraudato del titolo dell’anno precedente e col presidentissimo Balestre, che molto sulle decisioni prese su quanto avvenuto in  quella a chicane Suzuka in favore dell’acerrimo rivale francese aveva influito. Imponendo la propria…visione del mondo.

Un misfatto per un misfatto. Ma poi in Ayrton avvenne un subitaneo e amaro pentimento. Ora c’era da sostenere ben altro sguardo, dopo la perplessità tenuta nei propri occhi a cavalcioni di un muretto a Jerez, nel vedere Alain vincere il Gran Premio di Spagna avvicinandosi pericolosamente in classifica alla sua leadership mondiale.

Non doveva essere facile. Spiegare il perché delle proprie azioni. E a conti fatti (una volta di più) solo Dio nei suoi colloqui con Ayrton poteva realmente sapere come stessero le cose fino in fondo.

Per Senna esisteva uno sguardo, anche per pentirsi. Un lato oscuro da non ripetere mai più. Lo avremmo capito tutti troppo tardi, un venerdì a Imola, quattro anni più tardi.

“ Alain mi manchi…”

Da Suzuka quello sguardo finalmente era riuscito a trovar pace, offrendo a Prost una prospettiva del tutto nuova. Non un pentimento, ma uno stato dell’anima.

Forse l’unica cosa, veramente importante.

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