Stefan Bellof

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Stefan Bellof

 

 

Venti novembre, primo settembre.

Come faccio a non ricordar queste due date.

Potrei far finta di nulla, e raccontarvi altro. Ma provate voi ad avere un tarlo in testa cercando di sottrarvi al dovere della memoria, nel raccontare una storia che non è mai accaduta e che sarebbe potuta essere con ogni probabilità la più bella di tutte.

Lui, veniva da Giessen. Città universitaria, che di piloti da corsa ha sempre saputo poco. Molto poco, perché  da quelle parti divulgazione e conoscenza erano e sono cose serie, cui dedicare tutto il tempo necessario. Come i contorni di una rimonta senza speranza, dall’ultimo posto sulla griglia di Montecarlo fino al trentunesimo giro e una bandiera a scacchi esposta anticipatamente sotto un diluvio torrenziale da Jacky Ickx.

Stibbch non è solo un pilota. Lo si potrebbe definire un minimalista del volante, perché in Formula 1, in lui ogni valore tecnico  è sempre e solo sottrazione. Meno cavalli (quasi cento), meno grip, meno sviluppi.

Meno.

Di tutti gli altri.

Come la Tyrrell che guida al debutto, col vecchio Cosworth aspirato, quando tutti gli altri, già montano solamente il nuovo motore turbo sovralimentato.

Meno.

Come i dialoghi taglienti che tiene ogni volta che apre bocca. Deve tutto a Willy Maurer per cui ha una gratitudine infinita nell’averlo fatto diventare un pilota da corsa. Se in monoposto si esalta coi prototipi della Porsche è inavvicinabile per chiunque. Sembra rivedere a ogni curva in tempo reale la struttura molecolare del telaio. Piega la 956 e poi la 962 alla sua volontà, facendogli tenere traiettorie impossibili per tutti gli altri. Tiene tra le sue mani quella bianca balena tedesca come fosse una Formula 3: agile e scattante.  

Sta di fatto che il giorno in cui il mondo conobbe Ayrton Senna a Montecarlo, qualcun altro in quattro giri guadagna a “Magic” tre secondi e mezzo. Proprio quando piove di più e nessuno finisce con l'accorgersi di lui.

Senna era l’emanazione di Dio in pista…

Stibbich …un uomo, che con l’alto non era abituato a parlare.

Meno, molto meno di tutto questo.

Quando lui stesso finiva per essere sull'asfalto qualcosa di divinamente impossibile.

Un pilota tedesco, nato a Giessen.

Chiamato Stefan Bellof.

 

 

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