Se otto Km vi sembran pochi

sinfonia-motore-rally-img
HEADER-TITOLO-RALLY-senza-foto

Se 8 Km vi sembran pochi

 

 

Camminare. A Le Mans una prassi esecutiva:irrinunciabile.

 

13 giugno 2019, un giovedì. Seconde e terze qualifiche della 24 Ore di Le Mans. L’inizio è freschetto, come al solito. Chi ce l’ha si mette su il giubbottino, chi non ce l’ha (eccomi!!!) batte i dentini. Non serve neanche andare in sala stampa, perché si ottiene un effetto contrario ma non per questo meno indesiderato: è una bolgia fantozziana che già puzza di caldo e sudore. Almeno c’è un pelo di sole, e decido di andare con papà nel paddock della Le Mans Cup a trovare la Mercedes e la Lamborghini di Villorba Corse.

Lì stanno lavorando di gran lena, soprattutto attorno alla Mercedes. Nelle libere del mercoledì è andata a stamparsi sulle barriere alla Esse de la Foret dopo aver tentato un sorpasso un pelo azzardato. Nulla che li possa spaventare, comunque. In bocca al lupo, e ripartiamo.

La decisione è presa: si andrà a Indianapolis. Ne sento parlare con meraviglia anche da Sernagiotto, e mi convinco. La curva più bella deve essere vista. Ma ‘sti simpaticoni non hanno previsto il collegamento via navetta fra l’ingresso del circuito e il paese di Arnage: tocca farla a piedi. Camminiamo 8 chilometri. Otto chilometri. A piedi. A un certo punto mi fermo: avete presente come fanno gli asini? Non si muovono, s’infastidiscono, vanno in ansia a tal punto da scalciare. Io non scalciai, ma solo per un barlume di ragione che ancora mi accompagnava. Però attaccai il rosario. Veneto, che è meglio.

Arnage…e i suoi 8 km

Alla fine ce la facciamo: corrono le qualifiche della Le Mans Cup, con tanto di botta di una Mercedes. Nulla di grave per fortuna: fa parecchi più danni il puzzo di olio fritto che sale dallo stand dietro le nostre spalle. Fino a quando il vento tira verso Arnage, niente problemi. Quando gira, ti assale un odore schifoso di olio che tenta di scappare dalle friggitrici e ci viene tenuto a forza. Decidiamo di prendere solo un panino, senza le patate cotte in quella roba là. Ogni volta che vedo uno con le patate fritte ho lo guardo stralunato. Per colpa di quello stand, ancora oggi guardo con sospetto a ogni porzione di french fries.

Resto ammaliato dal camping, piccolo ma pieno all’inverosimile, che si trova proprio fra Indianapolis e Arnage. Arriva il piatto forte, finalmente. Le qualifiche della 24 Ore sono spettacolari: le P1 entrano in una maniera impressionante, anche perché è questa la qualifica in cui si fanno i tempi più bassi, l’unica corsa col chiaro e un po’ di calduccio. Ce ne partiamo alle 21.15, con ancora il sole bello alto ma ormai freddo. Torniamo a piedi al parcheggio dove papà ha lasciato la macchina: distese senza fine di macchine, tende e camper, in progressione paurosa. Vedo Aston Martin, Corvette, Ferrari e una Lancia Rally 037 stradale parcheggiate sull’erba: robe da matti.

Ce ne andiamo finalmente a Mulsanne. Curva stupidina, mi pareva, ma almeno li vediamo arrivare veloci dall’Hunaudières. Stupidina ‘na sega, direbbero gli amici toscani che ho io. Intanto, arrivano a cannone, dove “a cannone” significa sui 320-340. Non bene, di più. Poi staccano storti, ‘sti buontemponi. Impostano il primo accenno destro, ci frenano dentro, buttano giù 5-6 marce e girano a destra. Messa così, tutto sommato pare fattibile.

La Pit Lane di Le Mans in notturna

Ecco: la piega di Mulsanne è aperta al traffico, che la percorre su una rotonda parallela alla pista. I piloti usano una strada aperta 5 giorni l’anno, ma così fanno una piega di raggio inferiore ai 90 gradi. Saranno 70, sì e no. Insomma, non vedi niente e devi solo pregare di non sbagliare la staccata. Se la sbagli, ghiaia, gomme e lamiera ti aspettano a braccia aperte.

Si ripete la Cavalcata delle Valchirie: i ronzii che iniziano nel bosco si fanno sempre più forti, fino a esploderti in faccia. Bellissimamente straziante, tanto che piango per la quinta volta da quando sono arrivato. Se non fosse stupenda, Le Mans assomiglierebbe a una tragedia greca: mai visto tante lacrime. Restiamo ben fissi in postazione fino a mezzanotte: mi hanno detto che il pulmino verso l’hotel parte tardino dal circuito, quindi me la sfrutto tutta. Saluto papà ai cancelli d’ingresso e parto. Arrivo al box e faccio due parole, super al volo, con Christian Pescatori, ds di Cetilar Villorba Corse con due argenti a Le Mans: <Ma come razzo (non dissi “razzo”, ndr) fate a fare Mulsanne? Ma è ‘na roba da matti>, gli faccio. E lui se la ride.

Esco con la pit lane nuovamente aperta. È tutta illuminata e il cielo è nero, nerissimo. Ci scappa una foto, la più bella che abbia fatto in quei dieci giorni.

 

Niccolò Budoia

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.