Sainz la tartaruga

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Sainz la tartaruga

 

Eh la storia…

Mondo affascinante. Profetico.

Oggi però, voglio proporvi un diverso esercizio. Una di quelle anomalie che potremmo definire “serie storica” appunto. Una variabile. Insospettabile, quanto inattesa.

Premessa.

Dire “accadrà questo” con assoluta certezza è  cosa praticamente impossibile. Ma dovesse manifestarsi un certo evento, ecco, poi almeno (in base ai nostri ragionamenti) non dovremmo stupircene.

Perché in fondo nel tempo e nei comportamenti, tutto era già stato scritto.

Molto prima che avvenisse.

Venendo a noi e al mondiale in corso, dopo due gare si è capito molto bene come Ferrari e Red Bull facciano un altro sport. Decisamente. Un solo dato a conferma di quanto vada dicendo. A Jeddah dopo appena cinque giri di gara il quinto in classifica (in quel momento Russell con la Mercedes) dista dal leader provvisorio della corsa (Perez con la Red Bull) la bellezza di 10 secondi. In sostanza due secondi al giro. Chiaro che con un simile trend in atto, immaginare altri possibili contendenti al titolo diventi assai arduo per chiunque. Tra RB e Ferrari poi, risulta ancora più evidente quali siano i piloti su cui si stia apertamente puntando in ottica mondiale piloti. Da una parte Verstappen, dall’altra Leclerc. A rinverdire una rivalità nota tra i due dai tempi del kart. Una conclusione quasi ovvia. I due più forti. I due più talentuosi. I due più veloci.

I due più.

Lineari come un lungo filo logico di pensieri. Inshallah. Abbandonando la sponda araba del Mar Rosso.

Se Dio vuole.

Ma se Dio vuole c’è anche altro. Sottotraccia. Non così evidente agli occhi dei più ma c’è. Pare chiaro come Sainz in Ferrari non dimostri la stessa velocità di Leclerc. Almeno, questo hanno detto le prime due gare del mondiale. Eppure. Eppure dietro al suo passo nomade c’è altro e più silenzioso  talento.

Solitario e costante.

Mi sono preso la briga d’indagare un po’. Nello scorso campionato Verstappen conquista l’iride segnando comunque tre zeri in classifica (Baku-Silverstone-Monza) a seguito di collisioni e inconvenienti meccanici. Hamilton alle sue spalle due (Baku-Monza) come del resto Leclerc, vittima incolpevole della carambola innescata da Bottas al via in Ungheria e di un’escursione di pista a Sochi sotto il diluvio universale.

Per Sainz invece, l’unico zero che appare in classifica è proprio quello dei mancati ritiri ( se non per due undicesimi posti che non gli hanno fatto marcare punti in Portogallo e Ungheria). Ne emerge che in tutto il 2021 lo spagnolo sia stato l’unico pilota a tagliare il traguardo di tutti i 22 Gran Premi in calendario.

Certo la sola statistica non fa il senso delle corse. Capisco che un simile dato non faccia sobbalzare sulla poltrona, come invece i regali duelli della Corona, in atto tra Max e Carletto.

Però.

Però il dubbio è fattore scomodo e solo gli imbecilli non ne hanno. Anche immaginare altre 21 gare con simili toni in pista diventa ardua congettura. Con ogni probabilità qualcosa succederà. Come a Monza, come a Silverstone l’anno scorso tra Lewis e Max. Impossibile sapere dove e quando. Ma succederà. Nella miglior tradizione motoristica di ogni tempo.

Ecco che allora, se Sainz dovesse mantener fede al suo desertico passo costante si ritroverebbe in ballo in una possibile contesa mondiale, dopo il miglior inizio di stagione della propria carriera.

So bene. Il madrileno deve ancora vincere il primo Gran Premio in carriera. Psicologicamente non uno scoglio di poco conto. E so altrettanto bene come Leclerc non sia disposto a fare sconti sulla velocità al compagno di squadra, come del resto a nessun altro.

Ma ogni tanto può succedere, che a vincere nella vita possano essere la tartarughe.

Dal passo costante.

Come Carlos Sainz.

 

Sainz la tartaruga

 

Eh la storia…

Mondo affascinante. Profetico.

Oggi però, voglio proporvi un diverso esercizio. Una di quelle anomalie che potremmo definire “serie storica” appunto. Una variabile. Insospettabile, quanto inattesa.

Premessa.

Dire “accadrà questo” con assoluta certezza è  cosa praticamente impossibile. Ma dovesse manifestarsi un certo evento, ecco, poi almeno (in base ai nostri ragionamenti) non dovremmo stupircene.

Perché in fondo nel tempo e nei comportamenti, tutto era già stato scritto.

Molto prima che avvenisse.

Venendo a noi e al mondiale in corso, dopo due gare si è capito molto bene come Ferrari e Red Bull facciano un altro sport. Decisamente. Un solo dato a conferma di quanto vada dicendo. A Jeddah dopo appena cinque giri di gara il quinto in classifica (in quel momento Russell con la Mercedes) dista dal leader provvisorio della corsa (Perez con la Red Bull) la bellezza di 10 secondi. In sostanza due secondi al giro. Chiaro che con un simile trend in atto, immaginare altri possibili contendenti al titolo diventi assai arduo per chiunque. Tra RB e Ferrari poi, risulta ancora più evidente quali siano i piloti su cui si stia apertamente puntando in ottica mondiale piloti. Da una parte Verstappen, dall’altra Leclerc. A rinverdire una rivalità nota tra i due dai tempi del kart. Una conclusione quasi ovvia. I due più forti. I due più talentuosi. I due più veloci.

I due più.

Lineari come un lungo filo logico di pensieri. Inshallah. Abbandonando la sponda araba del Mar Rosso.

Se Dio vuole.

Ma se Dio vuole c’è anche altro. Sottotraccia. Non così evidente agli occhi dei più ma c’è. Pare chiaro come Sainz in Ferrari non dimostri la stessa velocità di Leclerc. Almeno, questo hanno detto le prime due gare del mondiale. Eppure. Eppure dietro al suo passo nomade c’è altro e più silenzioso  talento.

Solitario e costante.

Mi sono preso la briga d’indagare un po’. Nello scorso campionato Verstappen conquista l’iride segnando comunque tre zeri in classifica (Baku-Silverstone-Monza) a seguito di collisioni e inconvenienti meccanici. Hamilton alle sue spalle due (Baku-Monza) come del resto Leclerc, vittima incolpevole della carambola innescata da Bottas al via in Ungheria e di un’escursione di pista a Sochi sotto il diluvio universale.

Per Sainz invece, l’unico zero che appare in classifica è proprio quello dei mancati ritiri ( se non per due undicesimi posti che non gli hanno fatto marcare punti in Portogallo e Ungheria). Ne emerge che in tutto il 2021 lo spagnolo sia stato l’unico pilota a tagliare il traguardo di tutti i 22 Gran Premi in calendario.

Certo la sola statistica non fa il senso delle corse. Capisco che un simile dato non faccia sobbalzare sulla poltrona, come invece i regali duelli della Corona, in atto tra Max e Carletto.

Però.

Però il dubbio è fattore scomodo e solo gli imbecilli non ne hanno. Anche immaginare altre 21 gare con simili toni in pista diventa ardua congettura. Con ogni probabilità qualcosa succederà. Come a Monza, come a Silverstone l’anno scorso tra Lewis e Max. Impossibile sapere dove e quando. Ma succederà. Nella miglior tradizione motoristica di ogni tempo.

Ecco che allora, se Sainz dovesse mantener fede al suo desertico passo costante si ritroverebbe in ballo in una possibile contesa mondiale, dopo il miglior inizio di stagione della propria carriera.

So bene. Il madrileno deve ancora vincere il primo Gran Premio in carriera. Psicologicamente non uno scoglio di poco conto. E so altrettanto bene come Leclerc non sia disposto a fare sconti sulla velocità al compagno di squadra, come del resto a nessun altro.

Ma ogni tanto può succedere, che a vincere nella vita possano essere la tartarughe.

Dal passo costante.

Come Carlos Sainz.

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