Roland e una dedica molto speciale

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Roland e una dedica molto speciale

 

Nella vita, date e ricorrenze hanno per ciascuno di noi  una valenza e un significato individuale che magari diventa collettivo, quando in tanti s’indirizza il proprio pensiero verso un unico giorno segnato sul calendario.

Doverosa premessa.

Ho una foto di Roland che il mio barman di fiducia Luca Taffettani (Ex oramai…La sua intraprendenza professionale lo ha portato a prendere altre strade in altri ambiti)  mi ha fatto vedere. Perché Luca era così. Un clic per aprire il diaframma del suo obbiettivo fotografico e poi via, alla ricerca dell’autografo del pilota protagonista del suddetto scatto.

Per Ratzenberger non ce n’è stato il tempo.

A Imola è il primo maggio del 2004. Dieci anni di distanza da uno dei weekend più terribili che la Formula Uno abbia vissuto e Luca di quella foto serba un ricordo doloroso quanto irrisolto.

 

Roland e una dedica molto speciale

 

Nella vita, date e ricorrenze hanno per ciascuno di noi  una valenza e un significato individuale che magari diventa collettivo, quando in tanti s’indirizza il proprio pensiero verso un unico giorno segnato sul calendario.

Doverosa premessa.

Ho una foto di Roland che il mio barman di fiducia Luca Taffettani (Ex oramai…La sua intraprendenza professionale lo ha portato a prendere altre strade in altri ambiti)  mi ha fatto vedere. Perché Luca era così. Un clic per aprire il diaframma del suo obbiettivo fotografico e poi via, alla ricerca dell’autografo del pilota protagonista del suddetto scatto.

Per Ratzenberger non ce n’è stato il tempo.

A Imola è il primo maggio del 2004. Dieci anni di distanza da uno dei weekend più terribili che la Formula Uno abbia vissuto e Luca di quella foto serba un ricordo doloroso quanto irrisolto.

 

Roland e una dedica molto speciale

 

Nella vita, date e ricorrenze hanno per ciascuno di noi  una valenza e un significato individuale che magari diventa collettivo, quando in tanti s’indirizza il proprio pensiero verso un unico giorno segnato sul calendario.

Doverosa premessa.

Ho una foto di Roland che il mio barman di fiducia Luca Taffettani (Ex oramai…La sua intraprendenza professionale lo ha portato a prendere altre strade in altri ambiti)  mi ha fatto vedere. Perché Luca era così. Un clic per aprire il diaframma del suo obbiettivo fotografico e poi via, alla ricerca dell’autografo del pilota protagonista del suddetto scatto.

Per Ratzenberger non ce n’è stato il tempo.

A Imola è il primo maggio del 2004. Dieci anni di distanza da uno dei weekend più terribili che la Formula Uno abbia vissuto e Luca di quella foto serba un ricordo doloroso quanto irrisolto.

Roland in azione sul circuito di Imola con la sua Simtek

Sì.

La firma a quella foto la mette papà Rudolf. Commozione. Stima reciproca e cose che capisco possano essere descritte più attentamente e sinceramente dall’emotività del reciproco sguardo piuttosto che dalle parole di una circostanza così angosciosamente particolare.

Da 53 giorni con un piede nel Circus e un contratto che prevedeva solo cinque gare e forse poi più niente  con la Simtek. Debuttante a 34 anni in Formula 1, qualificatosi al Gran Premio del Pacifico, scomparso a Imola alla Variante Villeneuve. Quando ancora la si percorreva in pieno a quasi  300 all’ora.

Proprio vero. Per Luca il primo maggio è un giorno di commovente umanità.

Basta spostare in avanti l’orologio di 24 ore per un autografo speciale.

Quando il padre di un pilota austriaco ti regala le sue  lacrime.

Per quell’ultimo scatto.

Del proprio figlio pilota.

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