Quei tori (Lamborghini) a Le Mans

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Quei tori (Lamborghini)

a

Le Mans

 

Tutto per una frizione.

Pare sia andata proprio così tra Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini. Trattori agricoli e macchine sportive nel cuore della Pianura Padana. Scorni, litigate permalose, riconoscimento dei ruoli. Com’è come non è, a un certo punto i trattori di Ferruccio diventano sognanti berline da strada con nome da toro spagnolo da corrida.

Come no.

La forza di corna scalpitanti, contro la velocità leggera del Cavallino rampante di Maranello. Sempre a litigare. Anche nell’araldica delle vetture da corsa.

Certo che fa proprio un certo effetto accomunare il nome  Lamborghini a quello di Le Mans. Leggende che s’incontrano. La vera stranezza ( se volete) è che proprio un nome così iconico dell’automobile non abbia mai partecipato, quale candidata alla vittoria assoluta della 24 ore francese.

Ci proveranno tra due anni. Sulle tracce della 400 GT di Paul Rilly nel cuore degli anni ‘70 e in tempi più recenti, nel 2006, della Lamborghini Murcielago del team giapponese JLOC. Quando Marco Apicella era il perno fondamentale del progetto samurai a Le Mans, senza dimenticare l’avventura di Roman Rusinov coi russi di Spartak Racing.

Nessuno di loro ha mai visto il traguardo della Sarthe, per quanto il toro furioso di Ferruccio ci abbia provato in tutti i modi.

Le Mans rimane sempre una gara di sopravvivenza. Anche per quei meravigliosi V12 dalla voce taurina prodotti a Sant’Agata.

Una mandria pronta a tornare tra due anni. 60 anni dopo quella frizione della discordia.

Quando un pezzo da trattore finì montato, su una Ferrari 250 GT.

 

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