Quattro birre e Roberto Tedoldi

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Quattro birre e Roberto Tedoldi

 

Venerdì a Le Mans. Una festa. Un Meccanico e quattro birre. E anche oltre..

Il venerdì, a Le Mans, è giorno di riposo. C’è la sfilata in centro città, ma soprattutto c’è la sessione di pit lane aperta al pubblico con il circuito già colmo di gente. Ma andiamo con un po’ di ordine.

Il mattino dormo e parecchio, finalmente: domani si corre e non si dormirà per qualche ora… Non vado in circuito con la squadra, ma pranzo con paparino in centro a Le Mans. E neanche malaccio, ricordo. In circuito ci arrivo tardi, verso le 14. Ma ci arrivo solo di sfuggita: con papà decidiamo di correre la nostra 24 Ore e ci incolonniamo nel traffico che si sta facendo tutto il tratto di circuito aperto al pubblico: ci facciamo tutto l’Hunadières a velocità di crociera, ma già con le staccate ben segnate. Sui prati a bordo strada centinaia di persone si fanno la grigliata e si bevono l’oceano, creando un colpo d’occhio giammai replicabile. Piega di Mulsanne, ancora più spaventosa vista da dentro una macchina, e via verso Indianapolis. Che bella curva, veramente: in pendenza all’interno sulla destra, poi piana e di nuovo a favore sulla sinistra. Tutt’altra roba la destra di Arnage, scivolosissima. Ancora via, verso le Porsche Curves, “termine ultimo del treno” prima che la strada diventi un circuito permanente. Arriviamo alla destra e non sembra niente di che. Il problema è che la strada gira, e di botto. Quella che sembra una curvetta diventa una roba cancherissima, e ancora peggio è la sinistra laggiù in fondo, con le barriere che ti fanno ciao da tanto, troppo vicino.

Finiamo il giro giusto in tempo: la pit lane viene aperta al pubblico e ci arrivano non meno di 30mila persone. Davanti alla Toyota non si passa neanche. Davanti a Cetilar non ci sono mai meno di 50 persone, uno anche vestito a mo’ di “membro maschile” che strappa sorrisi e selfie ai meccanici. Un’atmosfera bellissima.

Il box “assediato” dai fan

Non succede molto, francamente: c’è la quiete prima della tempesta che inizia l’indomani con i warm up della mattina e poi la gara. Ecco perché racconto un fatto successo qualche giorno prima, forse giovedì.

Soggetto: Roberto Tedoldi. È un meccanico di Villorba Corse, un vero e proprio riferimento per il box intero. I più giovani mi dicono di farci due parole, che può venire fuori un pezzo. Il pezzo non uscirà, perché lui non è veneto. Però c’hanno visto giusto: lui era nell’Osella degli anni Ottanta, quella della Formula 1. Mi mostra foto e mi racconta storie da non credere. In una foto è immortalato insieme ad alcuni colleghi mentre rimonta una Osella, steso a terra sul prato. Tutti i pezzi sono disposti con grandissimo ordine per terra e sulla macchina. Bellissimo. Io, che francamente non so nulla, mi accorgo che il tempo è passato perché ho scritto ormai 5 pagine di appunti e perché l’hospitality la vedo improvvisamente vuota: era il giovedì, giorno di qualifiche. Storie anche tragiche, com’era quella Formula 1.

…La quarta birra. E oltre…

In poche righe vorrei in qualche modo pagare il debito: quando ci incontreremo di nuovo, quindi appena finiscono sti lacci e lacciuoli della serrata, faremo un’altra lunga chiacchierata. Quella di Le Mans mi ha emozionato, ma per davvero.

Rientrati in albergo, la squadra si beve una birra. Un paio, via. Forse tre. Poi basta, che sono in servizio. Io domani non devo montare nessuna Dallara, e ci scappa la quarta. Qualcuno mi segue con la quarta quando dal tavolo davanti al nostro si alza uno, che ne aveva bevute già più di quattro, e chiede se non stessero lavorando per la 24 Ore. “Ah sì? Beviamo!”. Che spettacolo. Ricordo solo di essere crollato sul letto alle 23.30. La sveglia era alle 6. Si gareggiava, l’indomani. Partiva la corsa più bella del mondo.

 

Niccolò Budoia

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