Quando corre Nuvolari

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

Quando corre Nuvolari

 

 

Nascere lo stesso giorno in cui fu fondata la Scuderia Ferrari. Nella vita di Nuvolari sarebbe stata per sempre una data evocativa, nel diventare mito per quella gente che a ogni suo arrivo si assiepava lungo la pista,  guidando le vetture di una squadra destinata a diventare il marchio di automobili più famoso al mondo.

Litigate, con Enzo.

Tante.

Vittorie, come no. Per cui arrogarsi univocamente il merito, a fronte di quelle sconfitte per cui invece scaricare addosso all’altro le proprie responsabilità.  O da una parte o dall’altra. Mai nel mezzo. Ma entrambi sapevano, Tazio ed Enzo. Di avere bisogno l’un dell’altro, senza possibili alternative. Senza che un terzo potesse mai godere di quella loro pubblica teatralità.

Ferrari e Nuvolari.

Due sovversivi.

No no, peggio.

Molto peggio.

Nati con l’imperscrutabile talento di saper rompere i coglioni  al prossimo. Chiedere ai tedeschi del Führer di grande Germania e a tutta una pletora di compiacenti gerarchi di stato. In quel 1935, già carico di innominabili paure che non avrebbero tardato a manifestarsi in violenti venti di guerra, vanno in Germania con una Alfa Romeo P3. Già quattro anni di vita sulle spalle e la metà dei cavalli rispetto alle vetture dei tedeschi. Ma l’agile monoposto progettata da Jano non straccia le gomme come le macchine di Hitler.

Tazio vince.

Sembra quasi aver fatto tesoro di quell’unico magico successo ottenuto a Le Mans in coppia con Raymond Sommer.

Otto minuti dalla fine.

Chinetti può ancora contendergli il successo. Ne scaturisce un ultimo giro semplicemente spacca cuori con continui sorpassi tra i due. Un duello Villeneuve  Arnoux ante litteram, ma con alle spalle 24 ore di corsa.

La nuda cronaca di un trafiletto di giornale.

Veni, vidi, vici.

Una sola volta, per una sola  vittoria e una sola possibile automobile.

Nuvolari e l’Alfa. 200 metri in più dell’ Alfa rossa di Chinetti.

Basso di statura, al di sotto del normale. 50 chili d’ossa ma con muscoli eccezionali. Le mani come artigli, un talismano contro i mali. Bruno di colore, una maschera tagliente. La bocca sempre chiusa.

Perché di morire non gl’importa niente.

233 giri percorsi pari a 3144 chilometri. Mai nessun pilota fino a quel giorno sulla Sarthe aveva saputo andare così lontano in 24 ore.

Tazio non metterà mai più piede a Le Mans.

Sciubudubudà… Sciubudubudà… Sciubudubudàààà….

Sciubudubudà… Sciubudubudà… Tiduddududdùùùù….

La Le Mans del ’33.

Quel numero in più.

Quando corre Nuvolari.

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.