Pierre Levegh

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Pierre Levegh

 

 

Difficile dire, dove termini il sogno e dove inizi la follia.

Non per tutti è la stessa cosa.

Le Mans per Pierre Levegh era la chiave di volta. Era quel sogno, ripetutamente sognato.  Trasformatosi in feroce ossessione prima nella sua mente e poi nella sua vita, fine a essere il capolinea di ogni cosa.

La fine dei suoi giorni.

Ma quel 1952 non era ancora tempo di tragedie ma piuttosto di grandi imprese. A 46 anni non c’è più la guerra di mezzo. Si può riprendere a sognare e correre come prima del conflitto, a bordo di una Talbot Lago privata, impegnando una fortuna per acquistarla. Si può pensare di vincere, dopo il quarto posto dell’anno precedente.

Al primo rifornimento, Levegh non scende dall’abitacolo. Nella sua mente ha deciso fin dal via, che quella sarebbe stata la sua gara. Il suo personale trionfo. Nessuno avrebbe potuto e dovuto interferire tra lui e la sua diabolica ossessione: vincere Le Mans. Da solo. Come nemmeno Louis Rosier due anni prima, rimasto alla guida della sua vettura (sempre una Talbot) per oltre ventitré ore, concedendo al figlio Jean Louis appena un paio di giri.

Il tempo passa e sembra dare ragione a Levegh e la sua ostinazione. Non ha potuto nulla la disperazione della moglie, non può nulla il compagno di squadra Renè Marchand, relegato in un angolo del box come un cane bastonato dagli sputi astiosi di Pierre Eugène Alfred Bouillin, che si fa chiamare Levegh in memoria dello zio.

Nessuno doveva toccare la sua vettura. La sua corsa.

A un’ora e mezza dallo scoccare delle 16.00  più alcun pilota è in grado di raggiungere Levegh, il cui unico pensiero lucido dopo ventidue ore e mezza di guida è la bandiera a scacchi.

Il sogno di un automa sulla Sarthe.

Frenata, scalata. Passare dalla quarta alla terza, ma l’automatismo non avviene. Levegh innesta la seconda rompendo il motore soffocato dall’urlo di un improvviso fuori giri.

Al ritorno ai box il silenzio è pesante. Greve. Tutto è andato in fumo, nel modo peggiore. Per l’ostinata insistenza di un uomo che non ha voluto cedere di fronte a nulla. Solo per il grande capo Mercedes Alfred Neubauer  il sogno di Levegh deve e può continuare, guidando una delle sue Mercedes 300 SLR

Un’ultima volta Pierre. Fino alla fine.

La fine dei suoi Sogni.

Correndo a Le Mans.

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