Patrese “l’Aviatore”

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Patrese

“l’Aviatore”

 
 
 

“Intanto sarebbe meglio se stessero a casa, se non sanno come sono le regole del gioco.”

Ancora.

“Se uno decide di venire dentro ai box quando stai lottando con un tuo collega, lo segnali, e in tutti i casi non si mette all’ultimo momento a frenare in mezzo al rettilineo. Perché queste sono cose da criminali.

In sottofondo la voce di Zermiani. A raccogliere i cocci da inviato Rai spodestato da Mediaset e il compianto Bepi Cereda.

“Come stai?”

Parole e musica di Riccardo Patrese. Verrebbe da dire proprio così, dopo quanto avvenuto al quarantatreesimo giro del Gran Premio del Portogallo sul circuito dell’Estoril esattamente 30 anni fa.

Trent’anni da un mancato decollo. Da un’anteriore destra che aggancia una posteriore sinistra. Tra una Williams e una McLaren. Tra Riccardo e Gerhard. Per una decelerazione austriaca del tutto improvvisa. Mentre Riccardo spettatore e passeggero inerme fissa il cielo per un attimo. Vola alto. Col muso della propria Williams sfiora i cartelloni pubblicitari posti a una decina di metri da terra, fino ad atterrare pesantemente sull’asfalto, decelerando poco alla volta contro il muretto box lungo la dirittura d’arrivo fino a fermarsi, con le cinture appena slacciate, pronto a scendere dalla vettura, avendo in corpo tutta la rabbia e l’adrenalina di un mamba nero.

Illeso.

Per un Padre Eterno deciso a mettersi un mano sul cuore, oltre il semplice gesto di una pietosa misericordia.

Un decollo incompiuto. Ecco cos’è quella carambola di Riccardo. Il sogno interrotto di un possibile campione del mondo. La consapevolezza che in Williams è giunto il momento di cambiare aria, sperando di trovare in Benetton quelle dovute attenzioni, forse non così attente alla corte di Sir Frank.

Un volo, per una tuta blu che scavalca il muretto in preda al veleno della rabbia, la paura e lo sconforto di una gara buttata non per colpe proprie, ma per una mancanza. La disattenzione di un collega,Gerhard Berger. Anch’egli alle prese con gli ultimi scampoli della propria avventura in McLaren al fianco di Ayrton. L’amico di una vita in pista. Per pochi secondi, quel 27 settembre del 1992  Riccardo fu prestato all’aviazione.

Patrese “l’Aviatore”. Senza che fosse rapito da quel cielo azzurro. Sopra di lui.

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