Passione

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Passione

 

 

“ Giorni difficili li ho chiamati io…serve altro. Per giocare una guerra invisibile. ”    

(Emiliano Tozzi)

 

Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere.
(Enzo Ferrari)

Ho lottato contro me stesso in modo furioso. Mi succede molto spesso ultimamente,  prima di sedermi dopo molto tempo di nuovo davanti ad una tastiera per cercare di scrivere qualcosa che abbia senso.

E devo dire che come abbia anche fatto intendere Emiliano scrivere su un sito di motori in questo periodo storico che stiamo vivendo è alquanto difficile. E’ come fare l’equilibrista su una fune a 300mt di altezza.

Si rischia di cadere da un lato nella retorica e dall’altro nell’essere patetico. Per questo ho chiuso e riaperto word mille volte prima di decidermi di pigiare sui tasti. Viviamo in un mondo così surreale e difficile da descrivere che probabilmente non esistono ancora le parole adatte.

Guerra è forse quella che rende meglio l’idea. Già.

GUERRA.

Ma anche qua le connotazioni e le affinità trovano riscontro in una sola parola:  morte.

Perché mai come prima d’ora si era vista una guerra contro un nemico invisibile e per questo più pauroso. Mai si era vista nella storia dell’umanità una guerra dove in prima linea ci sono dottori e infermieri e nelle retrovie i soldati. Soprattutto mai prima d’oggi da 5000 anni a questa parte abbiamo sentito raccontare o assistito ad una guerra che mira a salvare e non a distruggere. E quando vedo e rivedo questi nuovi eroi che affrontano il nemico armati solo di mascherine e camice mi chiedo cosa spinga queste persone a spingersi così oltre. A mettere a rischio la loro vita per salvare altri esseri umani che non hanno mai visto prima e che probabilmente, una volta passata la bufera, mai più  vedranno.

Trovare una definizione per tutto questo? Ardua domanda, risposta  impossibile.

Credo però, se dovessi dare un nome a tutto ne sceglierei uno soltanto: PASSIONE.

La passione per il proprio lavoro che va aldilà di qualsiasi contratto e di qualsiasi senso del dovere. Solo la passione per quello che fai  ti può spingere cosi oltre.

Già. Passione. E mentre scrivo questa parola la mia memoria mi presenta l’immagine di un ragazzino di 12 anni attaccato alla recinzione della curva Ascari che vede, quasi anestetizzato, passare davanti ai suoi occhidegli eroi sfreccianti. Cavalieri, come prima di loro furono  gli aviatori della prima e seconda guerra  mondiale, e dai quali presero il testimone in questa surreale staffetta delle corse nell’immaginifico mondo della passione. Uomini che senza nessun obbligo sfidavano la morte ( a quei tempi veramente sul serio) ogni volta che infilavano il loro corpo dentro un agglomerato ammasso di metallo e benzina pronto a esplodere e a portarsi via la loro vita. Cosa spingeva questi uomini ad andare cosi oltre? Solo  il nostro comune piacere?

No!

La passione.

E quando vedo e leggo che nel Gp di Australia appena cancellato qualcuno avrebbe voluto correre a fronte di supposti e temporali vantaggi tecnici, quel ragazzino di 12 anni distoglie lo sguardo dalla pista si volge verso di me abbassa lo sguardo lascia la recinzione e si dirige verso casa. Con la delusione nel cuore che solo un ragazzino tradito può avere.

Non mi addentro neanche nella spiegazione razionale delle assurde motivazione addotte da Helmut Marko quando dice che nel paddock c’erano 1500 persone senza pensare che il problema fossero le altre 350.000 previste per il week end di gara, il vero problema e non SOLO loro. Ma ripeto, questo non è il mio sport.

Quello che si è preso la mia passione.

Quindi, per chiudere e per il rispetto che meritano medici ed infermieri che in modo sacrilego o vergognosamente vengono paragonati  al “mio” mondo, prendo a prestito le parole di uno dei più grandi autori italiani. Fabrizio De Andre: …”ed io non volli tradire il bambino per l’uomo”… quindi,  “questo mondo” non so se sarà ancora il mio.

Adesso devo andare. Ho un ragazzino di dodici anni da rincorrere,  raggiungere abbracciare e consolare. Guardalo negli occhi e cercare di spiegargli che magari dopo questa dura lezione che tutti stiamo vivendo forse le cose cambieranno…in meglio.

Forse.

State a casa.

Sergio Mapelli

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