Parole in libertà

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Sono le parole in libertà a possedere davvero il nostro mondo. Lo vediamo in continuazione, e non è meramente questione dello strapotere della comunicazione.

È abbastanza grande il fastidio che nutro quando leggo post e commenti social e messaggi privati su Whatsapp che indicano nella chiamata della Virtual un assist ad Hamilton (che in quel momento era già virtualmente davanti a Bottas), per fare un esempio. Al di là che i due minuti abbondanti che ci sono voluti per prendere la decisione siano tantini, è evidente il tentativo di dileggiare il lavoro di Mercedes e The Hammer, e mi pare evidente anche come questo sia veramente pietoso.

Non c’è imbarazzo nel paragonare la Fia alla mafia (evidentemente solo perché al posto della Mercedes non c’è più la Ferrari), non c’è imbarazzo nel dare del costruito a un sei-quasi-sette volte campione del mondo, non c’è imbarazzo nel dileggiare Albon senza considerare i limiti delle vetture del genio di Adrian Newey: fantastiche se le riesci a usare, altrimenti inguidabili. Non c’era imbarazzo nell’insultare Vettel, ma ora che Sciarl (mamma che sorpasso alla Tosa) ha vinto la battaglia anche la polemica contro Seb non ha più ragione d’essere.

 

È una situazione spiacevole, dirò. La cosa che dispiace di più è la quasi assoluta indisponibilità all’approfondimento. Lo confesso: di tecnica non so nulla e capisco meno. Gravissimo limite, ahimè. Ma se gli unici approfondimenti offerti dal monopolista dei Gran Premi sono sul perché Alpha Tauri abbia ritirato Gasly ormai senza pressione dell’acqua e quindi col motore agli sgoccioli (la tesi: potevano aspettare e vedere cosa succedeva, non sto scherzando), un po’ spiace. Per carità: quello che manca durante la gara lo si trova poi su Race Anatomy, in edicola con Autosprint e (ve lo consiglio) per posta con Autosport, la rivista made in UK che vi arriva tre settimane in ritardo ma merita lo stesso.

Dobbiamo sforzarci tutti, perché l’era delle parole in libertà possa finire per davvero. La domanda è: ne abbiamo voglia?

 

 

Niccolò Budoia

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