Nigel “l’ungherese”

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

 

Nigel “l’ungherese”

 

 

L’anno del Signore 1987, per quanto riguarda la Formula 1 narra l’incontrastato dominio tecnico della Honda e del team Williams, per mano dei suoi antitetici alfieri. L’uno due che Mansell assesta a Piquet tra Francia e Inghilterra sembra il colpo del K.O. Nigel guida da assoluto tiranno egemone, quasi stesse giocando a gatto col topo proprio con chi per tanto tempo avesse fatto di quel modo di correre il pezzo forte del proprio repertorio, con Piquet relegato in un angolo a collezionare secondi posti in serie, cercando di riprendersi dall’incidente di Imola, senza mai riuscirvi del tutto. Silverstone è l’apoteosi di questo racconto,nel giorno in cui quattro motori Honda sono ai primi quattro posti nella classifica del Gran Premio inglese. A tre giri dalla fine Mansell finta un sorpasso dei suoi, ridicolizzando un Piquet leader indiscusso fino a quel momento della gara.

Forse è davvero l’anno del “Leone”, forse dopo undici anni è di un nuovo il turno di un  campione del mondo britannico. Ma le vittorie costano: tributi pesanti.

Mansell se ne accorge a breve giro di posta in Germania, pronto da capoclassifica del campionato a consolidare il verbo del conquistatore. La pole e la testa della gara sembrano dargli ragione. Ma il motore lo pianta sul più bello, quando il colpo di grazia era cosa fatta e una chiacchiera nel paddock maligna sulla rottura del motore giapponese. O tutto o niente. Anche se Piquet ha vinto, ci sarà modo di rifarsi, senza disperare. Senza cadere nella tentazione di pericolosi loop negativi.

Invece… per il Dio delle Corse era tempo di concepire una svolta diversa. Non per la gloria. Non il successo. Non ancora, per quel baffuto pilota inglese dalle vertebre distrutte in mille incidenti.

Nigel intuisce come l’Ungheria sia uno spartiacque importante. Dovesse ancora cedere terreno a Piquet la strada verso l’alloro iridato si complicherebbe terribilmente. Fino a diventare un incubo orribile. Mansell conosce un unico modo per vincere: essere più veloce degli altri. Ed è ciò che fa. Leader della corsa magiara con ampio margine. Se non fosse che il ritiro è dietro l’angolo. Il dado di fissaggio si svita dalla posteriore destra che lo abbandona a sei giri dalla conclusione. È l’ennesimo tributo in carriera richiesto a Mansell sulla via del mondiale. Dopo Adelaide  un’altra  gomma posteriore sacrificata, sull’altare di un titolo che pare nuovamente irraggiungibile.

Cose così.

Cose che solo Nigel “l’ungherese” avrebbe potuto declinare come il regalo più brutto da farsi.

Il giorno dopo, il suo trentaquattresimo compleanno.

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.