Nemo propheta in patria

HEADER-TITOLO-ALMANACCO-senza-foto

 

Nemo propheta

in

patria

 

 

È sempre scomodo, irriverente, sacrilego scomodare le sacre scritture quando si cercano similitudini da applicare al mondo dello sport, ma mai come in questo caso l’associazione per metafora mi sembra calzante. E dopo tutto, per noi tifosi in Rosso la Ferrari è una fede. Certo Il Principato ha poco a che spartire con Nazareth e non credo che nessuno in Ferrari  sia uscito dai box con 30 denari in tasca, ma sempre di tradimento trattasi. E se a Barcellona il gallo ha cantato prima del tempo una volta, sulla riviera monegasca lo ha fatto pure in una seconda e terza circostanza. Ma abbandoniamo le similitudini bibliche per entrare nella cronaca. Il mero racconto del week end motoristico ci narra di una Ferrari sempre davanti in tutti i settori con tutti i compound e con tutti i quantitativi di benzina. Da venerdì alla domenica. Leclerc poi ha sempre dato la sensazione di avere tutto sotto controllo trovando tempi da pole position con estrema facilità. A volte anche con una mescola di svantaggio. Insomma una vittoria scontata, anzi quasi irrisoria dopo che il sabato pomeriggio nel post qualifica,  le vetture di Maranello occupavano la prima fila. Come dire: la Ferrari mormorò, non passa lo straniero. Ma come ricorda sempre il buon Igor potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere. Detto fatto. Proprio qualche minuto prima dello spegnimento del semaforo il Dio della pioggia ( che comincio a sospettare, abbia origini olandesi) decide di dare un segno della sua potenza scaricando sul circuito una bella dose di acqua piovana. Risultato: partenza posticipata e rolling start dietro Safety Car. Perciò alla paura della pioggia traditrice faceva da contraltare la sicurezza di non avere i tipici problemi che si possono verificare in una partenza da fermo. Insomma quando la SC ha spento le luci intermittenti e si è fatta da parte per dare inizio alle “danze” era già passata un’ora. Leclerc inizia in modo molto prudente facendo i primi giri con la “P” stampata sull’ala posteriore, ma pur rimanendo oltremisura dentro i limiti di sicurezza riuscendo ad allungare sia su Sainz che sul resto del gruppo. Pochi decimi a giro ma costanti. Segno che anche sul bagnato la Ferrari ha mantenuto la sua supremazia a differenza di ciò che era successo a Imola. I problemi cominciano quando la pista viene ad asciugarsi e , prima Gasly e poi Vettel, già passati alle intermedie, fanno chiaramente capire che il momento del cross over è già stato ampiamente superato. La Red Bull, forte del fatto che a Montecarlo chi stia dietro se non spaia le carte in tavola ha già perso, chiama dentro Perez per giocarsi l’effetto “uao”(tanto caro a Gene…) col secondo pilota. Il problema nasce qua. La Ferrari a questo punto  vorrebbe andare in copertura col secondo pilota. Peccato che Sainz non si consideri tale, rifiuta l’ingresso ai box, e in un attimo compromette l’intera gara del team. Primo perché non rientrando si fa più di mezzo giro dietro un doppiato e poi perché costringe il team a far rientrare Leclerc. E qua il muretto va in tilt. Dal Gp di Montecarlo si passa  alla “Corrida dilettanti allo sbaraglio” con Leclerc che viene ulteriormente richiamato ai box dopo 3 giri per il passaggio alle slick salvo poi gridargli in radio “stay out  stay out”. Troppo tardi! Leclerc è già in pit e in 3 giri passa da primo, con vantaggio a quarto. Disastro nel disastro, la Ferrari passa da primo e secondo a secondo e quarto e per di più con Leclerc dietro Verstappen. Insomma una disfatta sportiva.  E vedere Leclerc trattenersi nelle interviste post gara fa ancora più rabbia. Quindi il Gp va a Perez davanti a Sainz e  Verstappen che partendo quarto non poteva sperare di meglio. Ci sarebbe da aggiungere che le 2 Red Bull hanno bellamente infranto il regolamento attraversando la linea gialla nell’uscita dai box, ma ormai abbiamo imparato l’anno scorso che la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è…più uguale. Evidentemente il problema non era Masi ma un sistema di regole che tali non sono più, quando si introduce la variabile interpretativa. Ma onestamente da tifoso Ferrari dopo quello che ho visto in pista quasi non l’avrei voluta una vittoria postuma cosi. Piuttosto mi concentrerei ASSOLUTAMENTE sui dettagli, che spesso trasformano una domenica vincente in una perdente e viceversa. Li c’è molto da fare, e il primo da affrontare in modo inderogabile è la questione prima e seconda guida. Perché se la classifica non basta e le gare di inizio stagione non lo hanno fatto capire, beh allora serve che qualcuno dica a Sainz il suo vero ruolo. Prima che sia troppo tardi. Ammesso che non lo sia già.
Perez docet.

 

 

Sergio Mapelli

 

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.