Monza e lo schianto di Wattie

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Monza e lo schianto di Wattie

 

 

Fatti.

Per dimostrare di aver ragione, nell’aver costruito una macchina. Migliore delle altre.

La Monza del 1981 risulta essere una gara difficile se non impossibile. L’aria umida e la  curva Parabolica letteralmente bagnata, da una nuvola che riempie di pioggia solo quel punto del circuito. Letteralmente una trappola per topi, come nemmeno a scendere dalla celeberrima Stailand di Kitzbuhel si potrebbe incontrare sul proprio cammino.

Gomme slick e poi quel tratto. Funambolismi a ripetizione cui più volte John Watson scampa, attaccato al retro di un dissennato trenino di monoposto, composto dalla Ligier di Tambay, la Brabham di Piquet e la Ferrari di Pironi, oltre alla sua McLaren. Quasi un vagone di scorta in contemplazione dell’accaduto.

Già.

Wattie e quella sua McLaren costruita in carbonio. Un pezzo unico, come non si era mai visto. La prima vettura a disputare un Gran Premio con un telaio concepito con questo materiale, in grado addirittura di aggiudicarsi il Gran Premio di Gran Bretagna disputatosi a Silverstone qualche mese prima. Una rivoluzione, tecnicamente niente affatto gentile, voluta da Ron Dennis e il suo geniale progettista John Barnard. Una macchina che diventa un guscio, una scialuppa su cui navigare più leggeri e robusti degli altri, salvandosi la vita sul filo dei 300 all’ora.

Perché Wattie evita il bagnato in Parabolica come la peste, ma al diciannovesimo giro non può fare a meno di andare pesantemente sul cordolo all’uscita della seconda di Lesmo. La sua Mclaren parte improvvisamente a pendolo, impattando violentemente le barriere dall’altra parte della sede stradale. La macchina si spezza in due catapultando tutto il pesante retrotreno nuovamente dall’altra parte della pista.

Spezzata in due.

Chirurgicamente.

Ciò che in quella cellula in carbonio era progettualmente previsto per simili frangenti. Watson esce dalla vettura con le sue gambe. Illeso. Il fuoco domato dall’innesco automatico dell’estintore. La scocca integra, come se il motore fosse stato sfilato da mani esperte al momento.

Era l’inizio di una nuova Formula 1, cui idealmente pensare.

Ogni volta che vediamo un pilota uscire incolume dal suo abitacolo.

Da quel giorno in poi e lo schianto a Monza di Watson, con la sua McLaren.

Esattamente 40 anni fa.   

 

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