Michael May: un futuro dimenticato

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Micheal May: un futuro dimenticato

 

 

Circolazione d’idee.

Eclettica e virtuosa.

Ciò che avvenne nel reparto corse Ferrari nella prima metà anni ’60. Tra un giovanissimo Forghieri e un altrettanto giovane ingegnere svizzero, da poco assunto in Ferrari per sviluppare il sistema a iniezione della 158. Un pensiero nasce dentro la testa di un uomo. E poi si sviluppa. Cammina. Tra incontri e confronti con altri individui. Persone. Compagni di ventura, o solo semplici e fugaci comparse. Attimi della propria esistenza condivisi con altre persone. Attimi. Come fu per un’ala arancione montata sopra una Porsche 550 RS spyder alla 1000 km del Nürburgring del ’56.

“Ma come hai fatto a farlo incazzare così?”

Chiese Furia al giovane ingegnere svizzero.

Il ragazzo sorrideva. E più sorrideva più gli sovveniva quella domenica sul circuito tedesco. Come i nein perentori di Uschke Von Hanstein, il carismatico direttore sportivo della Porsche. Era successo che quel ragazzo si fosse inventato una diavoleria assoluta, montando un alettone sopra l’abitacolo della sua Porsche. Una cosa imprevista, impensabile. Come non lo era il fatto che quella barchetta del tutto privata stesse davanti alle vetture ufficiali. Quando a nemmeno 22 anni fai un numero del genere, o sei un pazzo, oppure un genio assoluto.

“Nein, nein, nein, nein!!”

Von Hanstein dopo quanto visto nelle prove riesce a non far correre il ragazzo col fratello. Ma quella biblica incazzatura rimane. Come un fermacarte appoggiato su qualcosa di troppo importante perché vada totalmente dimenticato.

Corre tre Gran Premi in Formula 1, ma dopo un botto pauroso sempre al Nürburgring capisce come le corse a 27 anni non siano più cosa per lui. Il ragazzo accantona l’idea ma non la butta. Rimane sospesa, in mezzo ai quei dialoghi con Furia, mentre l’iniezione sulla 158 di Surtees diventa realtà, fino al titolo mondiale del ’64.

“Anch’io lo faccio incazzare nelle gare in salita…Gli dico sempre Lo-do-vi-co. E poi vinciamo. Ma non sono bravo quanto te…”

Pari e patta.

Eppure tra i due giovani ingegneri, quell’idea di un’ala montata sopra la testa del pilota continuava a tenerli uniti. Come un filo d’Arianna nel labirinto della tecnica.

Quando al Gran Premio del Belgio del ’68 appare un alettone mobile sul retrotreno della 312 di Amon l’idea era divenuta realtà, Sdoganando definitivamente l’ingresso del mondo aerodinamico nel Circus della Formula 1.

Tutto per mano di un ragazzo svizzero dall’innato talento ingegneristico.

Michael May e un futuro dimenticato.

Per un idea concepita, prima del proprio tempo.

 

Micheal May: un futuro dimenticato

 

 

Circolazione d’idee.

Eclettica e virtuosa.

Ciò che avvenne nel reparto corse Ferrari nella prima metà anni ’60. Tra un giovanissimo Forghieri e un altrettanto giovane ingegnere svizzero, da poco assunto in Ferrari per sviluppare il sistema a iniezione della 158. Un pensiero nasce dentro la testa di un uomo. E poi si sviluppa. Cammina. Tra incontri e confronti con altri individui. Persone. Compagni di ventura, o solo semplici e fugaci comparse. Attimi della propria esistenza condivisi con altre persone. Attimi. Come fu per un’ala arancione montata sopra una Porsche 550 RS spyder alla 1000 km del Nürburgring del ’56.

“Ma come hai fatto a farlo incazzare così?”

Chiese Furia al giovane ingegnere svizzero.

Il ragazzo sorrideva. E più sorrideva più gli sovveniva quella domenica sul circuito tedesco. Come i nein perentori di Uschke Von Hanstein, il carismatico direttore sportivo della Porsche. Era successo che quel ragazzo si fosse inventato una diavoleria assoluta, montando un alettone sopra l’abitacolo della sua Porsche. Una cosa imprevista, impensabile. Come non lo era il fatto che quella barchetta del tutto privata stesse davanti alle vetture ufficiali. Quando a nemmeno 22 anni fai un numero del genere, o sei un pazzo, oppure un genio assoluto.

“Nein, nein, nein, nein!!”

Von Hanstein dopo quanto visto nelle prove riesce a non far correre il ragazzo col fratello. Ma quella biblica incazzatura rimane. Come un fermacarte appoggiato su qualcosa di troppo importante perché vada totalmente dimenticato.

Corre tre Gran Premi in Formula 1, ma dopo un botto pauroso sempre al Nürburgring capisce come le corse a 27 anni non siano più cosa per lui. Il ragazzo accantona l’idea ma non la butta. Rimane sospesa, in mezzo ai quei dialoghi con Furia, mentre l’iniezione sulla 158 di Surtees diventa realtà, fino al titolo mondiale del ’64.

“Anch’io lo faccio incazzare nelle gare in salita…Gli dico sempre Lo-do-vi-co. E poi vinciamo. Ma non sono bravo quanto te…”

Pari e patta.

Eppure tra i due giovani ingegneri, quell’idea di un’ala montata sopra la testa del pilota continuava a tenerli uniti. Come un filo d’Arianna nel labirinto della tecnica.

Quando al Gran Premio del Belgio del ’68 appare un alettone mobile sul retrotreno della 312 di Amon l’idea era divenuta realtà, Sdoganando definitivamente l’ingresso del mondo aerodinamico nel Circus della Formula 1.

Tutto per mano di un ragazzo svizzero dall’innato talento ingegneristico.

Michael May e un futuro dimenticato.

Per un idea concepita, prima del proprio tempo.

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