Ma quella è Charlene di Monaco!

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Ma quella era Charlene di Monaco!

 

Una regale partenza…per una gara regale.

 

Ho un piano: la partenza la vedo dalla sala stampa, messa proprio sopra il box. Non so se sia stata la scelta migliore, ma almeno (pensavo) non morirò calpestato dalla folla. Saluto tutto il box, faccio l’in bocca al lupo a tutti e parto. Saluto papà, che ripiglierò dopo la prima ora, e salgo i due piani di scale verso la sala stampa. Mannaggia, non ho considerato una cosa: i posti in sala stampa sono tutti assegnati. Anch’io ho il mio, in una saletta laterale. Quando sono le 14.57, ovvero quando mancano tre minuti alla partenza, vedo che c’è un posto libero proprio in prima fila. Non mi interessa niente: Le Monde ha perso il giro e quella sedia è mia.

Mi siedo, e clamorosamente nessuno reclama il posto. Improvvisamente, la folgorazione: quella è Charlene di Monaco che sta salendo le scalette del gabbiotto dello start. È davanti a me. Neanche avessi fatto apposta. Mano a mano che passa il tempo, la sala stampa si fa sempre più silenziosa. Il clima è tesissimo, complice la musichetta sparata in tutto il circuito. Alle 14.59 siamo tutti zitti. Io sono schiacciato addosso alle vetrate e ho mezzo travolto un computer. Sì, dopo è meglio che mi defili. Alle 15 spaccate sentiamo un ronzio. Giro la testa verso le televisioni: sono alle Esse Ford. La principessa mette fuori il Tricoleur.

La discesa di Charlene di Monaco dalla postazione dello start dopo aver dato il via della Le Mans 2019

 Lo sventola pian pianino, come una reliquia. Non vedo le macchine, quindi figuratevi: mi sembra un bimbo che sventoli un tovagliolo sporco per buttare giù le briciole. E invece è appena partita la 24 Ore. I P1 sfrecciano immediatamente. Hanno già dato qualche decimo alle P2, che invece fra le Esse Ford e il traguardo hanno già staccato per bene i GT. Passa l’ultimo GT e ci fiondiamo ai monitor. Nessuno ha fatto malanni, come invece era successo l’anno scorso. Sono emozionatissimo, ma non me ne preoccupo: vedo lacrimucce sul viso di più di qualcuno. Iniziano subito a menare forte: il giro più veloce sarà il quarto (su 387) della Toyota #7. Altro che “nell’endurance corrono davvero solo metà gara”.

Esco dalla sala stampa dopo mezz’ora di gara, senza che Le Monde abbia mai saputo chi gli abbia devastato la postazione. Incontro papà e andiamo alla Chicane Dunlop, stracolma di gente. Robe da matti. C’è già chi arrostisce quattro maialetti. La birra non è un problema da trovare, ma da comprare sì. Promozione speciale per la gara, mezzo litro va dagli 8 ai 10 euro. Il passaggio alla Dunlop è da matti. Visto dall’interno della curva, poi, è la negazione di una decina di principi della fisica. Entrano a cannone e stanno appiccicate per terra. Arrivano messaggi dalla redazione: “quando mi mandi il pezzo?”. Temo che lo vogliano per le 19, così la sparo alta: “facciamo per le 21?”. Risposta: “Ok”. Wow.

Il pubblico assiste alla  partenza dai monitor del Villaggio

So di poter fare tutto il pomeriggio nei pressi del box, anche perché se dovesse succedere qualcosa devo essere pronto a scriverlo a Treviso. Non succede niente, per fortuna, e anzi la #47 sta facendo una bella gara. Nelle prime ore ha rimontato parecchie posizioni e, da ultima di classe, ora è a metà classifica. È lunghissima ancora, e nel pezzo mi tengo cauto. Anche perché quel giornale verrà letto dalle 7 di mattina in poi, ovvero 10 ore dopo che lo mando al giornale. Sbilanciarsi sarebbe stupido e da veri ignoranti della materia. Scrivo poco prima del primo ritiro, quello della Corvette #64 che tira una lecca alle Corvette Curve. Sono le 20.45 ed esco dalla sala stampa: se ci sono problemi, qualcuno ha inventato i telefonini.

Finalmente riaggancio papà, che mentre ero in sala stampa si è preso anche l’acqua. Che noia avere culo… Verso le 22 ci mettiamo davanti ai box e ci restiamo mezz’ora. Il passaggio non è granché, ovviamente, ma lo spettacolo delle tribune illuminate a giorno nella notte buia di Le Mans è qualcosa di unico. Ci rapisce entrambi. Mangiamo verso le 23 e via: a piedi andiamo alle Porsche Curves e poi, un’oretta più tardi, a prendere l’autobus che ci porta a Indianapolis: è mezzanotte, l’ora delle streghe e delle emozioni più forti. Giriamo pagina: ormai è domenica 16 giugno e fra 15 ore c’è la bandiera a scacchi.

 

Niccolò Budoia

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