L’Ungheria di Ricciardo

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L’Ungheria di Ricciardo

 

 

2017.

Tante cose successero quell’anno sul circuito di Budapest.

La doppietta Ferrari, con Raikkonen che scorta fino al traguardo Capitan Vettel con lo sterzo claudicante. Wolff che impone le sue regole al box e fa passare Hamilton da Bottas sul traguardo per il terzo posto, dopo che il Re Nero ha lottato per buona parte della gara con Kimi senza riuscire a sopravanzarlo. Al box Mercedes Totonno mostra i muscoli a Niki, il quale impassibile lo fissa come una sfinge. Ha perso un mondiale per un punto, ne ha vinto un altro per mezzo punto. Difficile contraddire l’austriaco in simili frangenti anche solo con lo sguardo. Da computer ragioniere, Lauda aveva le sue ragioni che Wolff, da capo del team non condivide affatto.

Misteri della fede austro-tedesca, chiedendosi semmai oggi per quel medesimo pilota, Wolff compirebbe quella medesima scelta. Niente a che vedere con l’italo-inglese di Ricciardo, davanti al microfono di Mara Sangiorgio.

-Lui trovato “alternative” per fare…medda.-

Difficile dargli torto. Quando sei speronato dal compagno di squadra alla seconda curva della corsa, per quel proverbiale sorriso del Cangurone di Perth che diventa un dito medio seguito dal gesto dei soldi fatto con le mani a bordo pista. Arriva al box e c’è il resto. Marko  lo zittisce  allontana da sé con la mano. Ricciardo che si morde la lingua, onde evitare di scadere nel ruggito dell’epiteto.

Una gara letteralmente buttata al vento, il che ( a proposito di correnti d’aria) vista la sufficienza con cui vengono prese in considerazione le sue lamentele da chi comanda in squadra, non fa che insospettire l’australiano sui reali rapporti di forza in seno al team.

Tutto risolto e pace fatta tra i due, fino alla prossima puntata e quella collisione a Baku nel 2018 che sancisce definitivamente la fine della tregua in essere tra Olanda e Australia nel box Red Bull (a tal proposito…i ferraristi al riguardo…ringraziano ancora).

Questo raccontò quell’anno la domenica ungherese dei piloti di Marko, insieme a quel vago sospetto insinuatosi nella mente di Ricciardo che Verstappen quel giorno assomigliasse tanto a Olmo della Gialappa’s, per come venne descritto dal canto di Vanette nel brano “Cosa pensi di me”.

“Che sei una medda…”

Dopo appena due curve.

Dell’Hungaroring.

 

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