Long Beach1982: l’alettone Ferrari, la pole di De Cesaris

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

 

Long Beach 1982: l’alettone Ferrari, la pole di De Cesaris

 

1982.

Anno turbolento.

Prima lo sciopero dei piloti in Sudafrica alla prima di campionato, poi i team inglesi sotto l’egida FOCA che corrono sottopeso per contrastare la potenza dei motori turbo di Ferrari e Renault (Nel frattempo Ecclestone si era accordato con la BMW per avere il suo 4 cilindri turbo…ma questa è un’altra storia…) rabboccando con acqua a fine gara dei serbatoi posti nelle fiancate delle vetture, onde poter rientrare nel peso minimo consentito prima delle verifiche tecniche di rito.

Detta come va detta a Forghieri tutto quell’ andirivieni di annaffiatoi  da Kyalami fino a Rio de Janeiro comincia a rompere un po’ i maroni…

Facciamo vedere agli inglesi dove si va a forza d’interpretazioni  “pro domo sua”.

Due alettoni al prezzo di uno. 110 cm oltre la misura regolamentare concessa.

Dopo una serie di sovrasterzi infiniti, Gilles a fine gara è terzo ma squalificato. Pironi percorre sei giri, ma al settimo i freni in avaria lo fanno sbattere contro i jersey. Il messaggio però lanciato a chi di dovere era arrivato forte e chiaro.

Probabile.

Nel tempo saranno cambiate le modalità.

Ma ogni tanto un alettone a due ante tornerebbe ancora utile, pure adesso.

In Italia non fa certo difetto la fantasia, nell’interpretare un regolamento tecnico a proprio vantaggio.

Nel ricordare quell’edizione della gara americana viene poi in mente Andrea De Cesaris e quell’unica pole della sua carriera. Strano anno l’82 per i motivi più disparati. Noti e meno noti. Tra i mille incroci per vite da Gran Premio, Lauda è tornato in Formula 1 prendendo proprio il posto di Andrea in McLaren. De Cesaris ora guida l’Alfa Romeo 182 dell’ing. Chiti e ottiene appunto una magica qualifica ai piedi della Queen Mary.

Tant’è.

Il pilota romano è in pole. A 22 anni un numero da pischello forzuto. Lauda se ne avvede e pensa bene di attuare quella sorta di “bon ton” da pilota anziano, col suo bonario nonnismo: 

“Tu forte Andrea, tu grande futuro. Ma domani io vince perché mia McLaren più a posto. A giro 30 io supera. Poi tu puoi fare buono secondo. Tu fida.”

Andrea non fida. Lauda lo supera non proprio al trentesimo ma al quindicesimo giro, approfittando di una sua esitazione nel doppiare la March del brasiliano Boesel. In compenso al trentatreesimo dei trenta pronosticati da Lauda, De Cesaris si schianta contro uno dei muretti del circuito, così ben “disposti” tanto da poter essere pizzicati in ogni istante.

Ha ceduto un tubo dell’olio.

“De Crasheris” strikes again. Come gli inglesi con la loro immancabile flemma avrebbero certamente narrato.

Lauda invece torna a vincere, a quattro anni dalla drammatica domenica di Monza che rapì dal mondo dei vivi Ronnie Peterson.

“Aveva detto io…”

Caro Niki…

Ma con l’ultimo dei Mandingo c’era poco da fare.

Prendere o lasciare.

Ora.

Come allora.

 

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.