Long Beach, Andretti e la Lotus 78

HEADER-TITOLO-BLOG-senza-foto

 

Long Beach, Andretti

e

la Lotus 78

 

Queen Mary a parte, la terza edizione del Gran Premio degli Stati Uniti Ovest sembra portare con sé una dose di rassegnato fatalismo. Nell’arco di un mese il Circus aveva dovuto fare i conti con la scomparsa di Tom Pryce e Carlos Pace.

Amici.

Colleghi che non c’erano più. In quella vita condivisa a un ritmo infernale. Tom che perisce in un incidente dalla dinamica assurda a Kyalami. Carlos che a San Paolo è vittima di una sciagura aerea per cui verrà riconosciuto solo dalle proprie impronte digitali. Due di meno. Che non si sarebbero più visti sullo schieramento di partenza. Qualche giorno prima di quella edizione della gara americana Niki. in visita al circuito del Nürburgring insieme a una commissione di piloti ha bocciato l’idea di disputarvi nuovamente il Gran Premio di Germania. Si correrà ad Hockenheim, mettendo la parole fine alla presenza della Nordschleife in Formula 1.

Cose su cui riflettere. Ma per cui alla fine non doversi porre nemmeno troppe domande alla vigilia di una nuova corsa in California e di un campionato che Scheckther con la sua Wolf, dopo la vittoria argentina da debuttanti assoluti, paiono voler volgere a proprio favore.

A ogni costo.

La domenica il sudafricano partito dalla seconda fila brucia al via sia la Ferrari di Lauda che la Lotus di Andretti.

Alle loro spalle Hunt con la McLaren decolla sulla Brabham Alfa di Watson compromettendo in modo irrimediabile la propria condotta di gara. Stessa cosa succede a Reutemann con l’altra Ferrari, complice una staccata alla prima curva dall’esito incerto se non del tutto infausto. La favola vincente di “The Shunt” sembra essere già all’epilogo, dopo il titolo iridato  conquistato sotto il diluvio del Fuji.

La corsa invece racconta ben altro.  L’inizio di un epico terzetto in cui il sudafricano si prodiga in una delle migliori prestazioni della carriera tenendo alla proprie spalle per quasi tutta la gara sia l’italo americano che l’austriaco.

Jody riuscì a tenere a bada il pilota della Lotus quasi venti tornate. Con una gomma fuori uso.

Dal 58° giro, l’anteriore destra della Wr1 stava lentamente perdendo pressione.

“Piedone” superò “l’Orso” solo a tre tornate dalla conclusione insieme a Lauda, anche in virtù  del fatto che il Cosworth DFV della Wolf aveva preso insistentemente a fumare, rantolando a ogni curva.

Era la prima volta in cui una vettura dotata di minigonne conquistava la vittoria in un Gran Premio di Formula 1 e che un pilota statunitense fosse capace di aggiudicarsi la gara di casa.

Uno dei momenti più belli della propria carriera, come Andretti candidamente ammise al termine della prova tra i muretti del circuito californiano.

Long Beach ‘77.

Quel giorno in Formula 1, moralmente (e tecnicamente) si apriva  una nuova era delle monoposto.

Insieme ad Andretti e la sua Lotus 78.

logo sinfonia motore almanacco

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.