L’imbarazzo c’è, ma non è il doppiaggio

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L'imbarazzo c'è, ma non è il doppiaggio

                                         

Non è stato imbarazzante vedere le Mercedes doppiare le Ferrari. È stato solo sconfortante. L’imbarazzo è arrivato al sorpasso di Sainz su Leclerc e, dopo quello di Albon su Vettel, nel momento in cui ci si è resi conto che il tailandese dava un secondo al giro a quello che, in teoria, è il primo pilota Ferrari. L’imbarazzo è arrivato vedendo i distacchi che Hamilton dava a tutti, è arrivato alla quinta volta in cui Latifi è stato doppiato, è arrivato quando Leclerc con le rosse non faceva mezzo tempo a pagarlo oro. L’imbarazzo è arrivato il venerdì, quando il pacchetto rivoluzionario non ha rivoluzionato nulla.

Mettiamocela via, sarà un campionato vinto da Mercedes e Hamilton con tanta facilità da lasciare l’impressione che non si sia mai corso davvero. L’Ungheria ha dimostrato quello che era il sentore fin dall’inizio, con qualche piccola modifica. Mercedes avantissimo, Red Bull e Racing Point a contendersi il titolo di “best of the rest”, gli altri che non toccano palla. E poi, che strana gara: sembrava diluviasse, non ha fatto una goccia. Sembrava che le Ferrari fossero pronte, hanno preso in tutto 8 punti. Sembrava ci fosse una gara da correre, l’ha corsa solo la Mercedes.

A dimostrazione di quanto valga la strategia, non pervenuta in Ferrari, c’ha pensato la Haas: con una macchinaccia ha preso un punto (Magnussen, nono all’arrivo, si è preso 10 secondi non si è ben capito perché). Merito delle gomme medie montate all’ultimo istante, altro che le rosse di Rossa trovata.

Nulla che valga la pena sottolineare, tranne che per una cosa: smettetela di dire che le Racing Point sono mercedessine, Mercedes rosa o le seconde Mercedes. È successo e succede dalla notte dei tempi che qualcuno copi qualcun altro. Continuare a ripeterlo serve solo a quei giornalisti interessati all’audience e a non fare bene il proprio mestiere, in modo che il tonfo Ferrari appaia come una congiura dei poteri forti contro la povera Maranello e non invece come il peggior granchio mai pescato dai successori del Drake, che oggi sicuramente farebbe volare i ceffoni. Parliamoci chiaro: se Red Bull sta davanti a Perez e Stroll, nulla vieterebbe a Ferrari di fare altrettanto se non la lentezza e l’inadeguatezza della SF1000.

Ah, a proposito: siamo ancora in tempo a modificare il nome del GP al Mugello? Quella celebrazione ferrarista, peraltro a porte tristemente (e profeticamente) chiuse, rischia di trasformarsi nella Canne del tifo rosso. E se Raikkonen fosse stato un Jody Scheckter più giovane?

 

 

Niccolò Budoia

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