Le “Piper Green” di David Piper

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LE “PIPER GREEN”

DI

DAVID PIPER

 

 

Verde BP.

Proprio così.

Verde British Petroleum.

Nessuno avrebbe potuto immaginare che quel colore fosse destinato a diventare nel tempo la firma di un pilota inglese sui circuiti di mezzo mondo. Per David Piper era il frutto di un piccolo ma fondamentale accordo di sponsorizzazione con la casa petrolifera britannica che portò a riconoscerlo su in ogni campo di gara in cui  si presentasse per disputare una corsa, al punto di continuare a dipingere le sue auto da corsa con quello stesso verde per la sua intera carriera.

Sebbene l’accordo con la BP fosse cessato da tempo.

Una firma inconfondibile, come lo erano molto spesso le vetture con cui si presentava in pista da pilota privato. Immancabilmente Ferrari e poco altro, ma soprattutto Ferrari. Guidate per cinque decadi in lungo e in largo, ovunque vi fossero gare Endurance da disputare.

Un amore.

Nato sui tornanti della Targa Florio nel ‘56.

Piper è alla guida di una Jaguar C-type quando all’altezza di Collesano viene superato dalla 375mm di Peter Collins.

“ Un giorno mi piacerebbe poterne acquistare una, anche se forse non ci riuscirò mai…”

Never say never David.

Non proprio la 375 di Peter, ma qualche anno più tardi la 250 GTO passo corto è un sogno fattibile, che un pilota privato come David possa permettersi. E Piper col Cavallino comincia pure a vincere rendendo la 9 Ore di Kyalami la sua personale riserva di caccia. Ferrari lo stima, nonostante non glielo dica mai apertamente. Ne apprezza soprattutto quelle rare bottiglie di Scotch che portava con sé dall’Inghilterra ogni volta che si presentava ai cancelli di Maranello per comprare una nuova berlinetta del Cavallino.

Perché David con le corse campava, vendendo a ogni fine stagione la vecchia Ferrari per comprasene una nuova.

Uno stimato professionista, di cui Steve McQueen ha un assoluto bisogno per girare il suo film su Le Mans. Un incidente durante le riprese si porta via la gamba destra di David fin sotto al ginocchio. Mc Queen di quell’episodio si sente responsabile. A titolo di risarcimento vorrebbe devolvere l’incasso della premiere del film a David e la sua famiglia.

Non succederà mai. Piper lo scoprirà solo 25 anni più tardi, leggendo le lettere di Steve ai grandi capi della General Pictures.

“Era un brav’uomo. Da allora non l’ho più visto.”

Per quel moto di commozione “verde” che portò il suo sguardo a intenerirsi nel leggere le parole di McQueen. Verde BP, come le sue “Piper Green”.

Da quel colore si sapeva che David era in circuito con una delle sue Ferrari o qualcos’altro. Non molto distante dalla velocità, condita dal rombo di un motore tra le dita  del verde pifferaio.

Tanti auguri.

Mr Piper.  

LE “PIPER GREEN”

DI

DAVID PIPER

 

 

Verde BP.

Proprio così.

Verde British Petroleum.

Nessuno avrebbe potuto immaginare che quel colore fosse destinato a diventare nel tempo la firma di un pilota inglese sui circuiti di mezzo mondo. Per David Piper era il frutto di un piccolo ma fondamentale accordo di sponsorizzazione con la casa petrolifera britannica che portò a riconoscerlo su in ogni campo di gara in cui  si presentasse per disputare una corsa, al punto di continuare a dipingere le sue auto da corsa con quello stesso verde per la sua intera carriera.

Sebbene l’accordo con la BP fosse cessato da tempo.

Una firma inconfondibile, come lo erano molto spesso le vetture con cui si presentava in pista da pilota privato. Immancabilmente Ferrari e poco altro, ma soprattutto Ferrari. Guidate per cinque decadi in lungo e in largo, ovunque vi fossero gare Endurance da disputare.

Un amore.

Nato sui tornanti della Targa Florio nel ‘56.

Piper è alla guida di una Jaguar C-type quando all’altezza di Collesano viene superato dalla 375mm di Peter Collins.

“ Un giorno mi piacerebbe poterne acquistare una, anche se forse non ci riuscirò mai…”

Never say never David.

Non proprio la 375 di Peter, ma qualche anno più tardi la 250 GTO passo corto è un sogno fattibile, che un pilota privato come David possa permettersi. E Piper col Cavallino comincia pure a vincere rendendo la 9 Ore di Kyalami la sua personale riserva di caccia. Ferrari lo stima, nonostante non glielo dica mai apertamente. Ne apprezza soprattutto quelle rare bottiglie di Scotch che portava con sé dall’Inghilterra ogni volta che si presentava ai cancelli di Maranello per comprare una nuova berlinetta del Cavallino.

Perché David con le corse campava, vendendo a ogni fine stagione la vecchia Ferrari per comprasene una nuova.

Uno stimato professionista, di cui Steve McQueen ha un assoluto bisogno per girare il suo film su Le Mans. Un incidente durante le riprese si porta via la gamba destra di David fin sotto al ginocchio. Mc Queen di quell’episodio si sente responsabile. A titolo di risarcimento vorrebbe devolvere l’incasso della premiere del film a David e la sua famiglia.

Non succederà mai. Piper lo scoprirà solo 25 anni più tardi, leggendo le lettere di Steve ai grandi capi della General Pictures.

“Era un brav’uomo. Da allora non l’ho più visto.”

Per quel moto di commozione “verde” che portò il suo sguardo a intenerirsi nel leggere le parole di McQueen. Verde BP, come le sue “Piper Green”.

Da quel colore si sapeva che David era in circuito con una delle sue Ferrari o qualcos’altro. Non molto distante dalla velocità, condita dal rombo di un motore tra le dita  del verde pifferaio.

Tanti auguri.

Mr Piper.  

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