Le Mans e un giro di Leffe

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Le Mans e un giro di Leffe

 

Primo giro. Non di pista…Ma di birra Leffe…

 

Siamo al pesage, le verifiche tecniche. Mi dicevano che fosse sentito come un evento, e io sghignazzavo. Ma dai, una verifica. Du palle, invece. Ti vedi le macchine ferme, verificatori che la tirano lunga spesso per motivi arcani e sconosciuti ai mortali, e dei piloti manco l’ombra. Ricordo ancora l’attacco del pezzo pubblicato l’indomani dalla tribuna: “Difficile da credere, ma ieri alle verifiche in vista dell’87esima edizione della 24 Ore di Le Mans erano in 5mila a cercare di rubare un autografo, un selfie o semplicemente un ricordo dalla corsa più famosa al mondo”. Io non ci credevo. Semplicemente non ci credevo.

Ero incredulo davanti a quella calca incredibile, capace di ululare davanti alle due Toyota allo stesso modo di quanto veniva fatto per ogni GT, ogni LMP2 e ogni pilota. Non importava il blasone: quelli là stavano correndo a Le Mans, e quello bastava e avanzava.

La #47 alle verifiche tecniche

Fu lì che iniziai davvero a capire: ero davanti a qualcosa di immenso, impossibile da capire per intero. Qualcosa che in quel momento mi aveva preso le budella, attorcigliandole in modo pazzesco. Ricordo di aver imprecato (eufemismo) una volta sola, ovvero quando un locale mi è passato sotto i gomiti per fare una foto ad Alonso. Nulla di saggio sotto il sole, e allora decisi di cambiare aria. Ma non troppo, perché quell’aria un po’ puzzosa di sudore e un po’ carica di fritto tutto sommato mi piaceva.

Erano le 18.00. La Dallara #47 era appena arrivata in “Place de la Republique.” È allora che ho raccolto la più bella intervista della settimana. L’ho fatta a Loris Rossetto, il capomacchina della squadra: <Questo è lo spirito di Le Mans, che ci emoziona tutti come fosse la prima volta>, mi ha detto con gli occhi felici. Il video in cui ho raccolto quelle parole è stato pubblicato nel sito del giornale. Ovviamente, gira ancora. Ogni volta che me lo riguardo, mi commuovo seriamente. Ancora poco, e le verifiche sono iniziate.

La Porsche 911 SRS del Team Project One

Vanno benone, la P217 è completamente in regola su ogni fronte. Sernagiotto, Lacorte e Belicchi firmano autografi a tutto spiano. La squadra si mette in posa per le foto: francamente, sono toccanti. Era iniziata Le Mans, credevo.

In realtà è iniziata qualche ora dopo. Finita la cena, sono iniziate le birre. Tutte rigorosamente Leffe, bionde e scure. Se andava male erano whiskey, bevuti uno dietro l’altro. L’unico tipo triste della tavolata era quello a cui toccava pagare il giro. Sarà un’operazione che a me toccherà due volte: il minimo, vista l’ospitalità e l’esperienza pazzesca che anche quei ragazzi mi stanno facendo vivere.

Vanno benone, la P217 è completamente in regola su ogni fronte. Sernagiotto, Lacorte e Belicchi firmano autografi a tutto spiano. La squadra si mette in posa per le foto: francamente, sono toccanti. Era iniziata Le Mans, credevo.

In realtà è iniziata qualche ora dopo. Finita la cena, sono iniziate le birre. Tutte rigorosamente Leffe, bionde e scure. Se andava male erano whiskey, bevuti uno dietro l’altro. L’unico tipo triste della tavolata era quello a cui toccava pagare il giro. Sarà un’operazione che a me toccherà due volte: il minimo, vista l’ospitalità e l’esperienza pazzesca che anche quei ragazzi mi stanno facendo vivere.

Vanno benone, la P217 è completamente in regola su ogni fronte. Sernagiotto, Lacorte e Belicchi firmano autografi a tutto spiano. La squadra si mette in posa per le foto: francamente, sono toccanti. Era iniziata Le Mans, credevo.

In realtà è iniziata qualche ora dopo. Finita la cena, sono iniziate le birre. Tutte rigorosamente Leffe, bionde e scure. Se andava male erano whiskey, bevuti uno dietro l’altro. L’unico tipo triste della tavolata era quello a cui toccava pagare il giro. Sarà un’operazione che a me toccherà due volte: il minimo, vista l’ospitalità e l’esperienza pazzesca che anche quei ragazzi mi stanno facendo vivere.

 

Niccolò Budoia

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