L’alettone di Ickx

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L’alettone di Ickx

 

 

Monello lo era sempre stato. Accompagnato da quel volto irriverente, più da attore del cinema che da pilota di auto da corsa.

Giovane e incosciente. Tanto bastava a rendere Jackie Ickx nel 1968 la folgorante novità vincente della stagione in Formula 1,  per un anno (in tutti i sensi…) davvero rivoluzionario. A luglio a Rouen aveva vinto il suo primo Gran Premio da quasi debuttante con la Ferrari. Vuoi anche per una fortunata circostanza nell’essere stato l’unico a decidere di partire con gomme da bagnato su asfalto asciutto…Ma questa…è un’altra storia.

Abile nella guida, fortunato nella circostanza.

Ma se a Jacky al tempo avessero chiesto come facesse ad essere così veloce, con ogni probabilità non avrebbe saputo rispondere.

Andava veloce.

Perché sapeva andare.

Da Monello incosciente. Tanto a sbattersi il cervello sulla messa a punto della vettura c’erano Forghieri e il fidato Amon, in passivo perenne con la sorte.

Cose che non riguardavano Jacky. Fino a quando veniva il giorno della corsa e tutti i santi finivano per agevolare quella giovanile e gratuita irriverenza. Quell’anno Ickx a Monza  sarebbe ancora pienamente in corsa per il titolo e le cose si sarebbero anche messe su di un sentiero favorevole al belga della Ferrari, visto il contemporaneo ritiro della Lotus di “Baffo” alias Graham Hill dalla gara italiana in veste di leader del campionato.

Solo che Ickx da perfetto Pierino bisticcia. Un po’ con tutti. A cominciare dalla sua 312 e quella novità  dell’alettone posteriore che non riesce a usare correttamente. Piatto in curva e massima incidenza in rettilineo. Al box Furia lima le unghie a suon di morsi, Borsari da capomeccanico gli espone un cartello con scritto “alettone” e il suo equivalente in francese (volet). Ciccia. La sostanza non cambia. In compenso la benzina non arriva al motore per il “vapor lock”. Ickx arriva al box Ferrari come una furia a sette giri dal termine. 15 litri di carburante per arrivare in fondo alla corsa litigando in quei pochi secondi con l’intero box del Cavallino. Tanto Hulme con la McLaren (che l’alettone da vecchia volpe non ha montato…) è lontano un giro. Ci si può giocare solo la piazza d’onore recuperando alla Matra di Gavin il tempo perso nella sosta per quell’improvvisato rifornimento. Detto fatto. Ma tra alettone e volet per Ickx rimane un grande perché, al punto che Gavin poco prima dell’arrivo superandolo alla Parabolica gli soffia il secondo posto e due punti iridati per la classifica mondiale.

Apriti cielo.

Tra Furia e Pierino è tempo di confronto. Quanto acceso non si sa. Ma Furia era Furia, e Pierino, pierino.

Difficile non si siano chiariti, a viso aperto, tra un sorriso e una bestemmia.

Da veri uomini, tra altri uomini.

In quel Gran Premio d’Italia a Monza.

E un alettone di troppo.

 

L’alettone di Ickx

 

 

Monello lo era sempre stato. Accompagnato da quel volto irriverente, più da attore del cinema che da pilota di auto da corsa.

Giovane e incosciente. Tanto bastava a rendere Jackie Ickx nel 1968 la folgorante novità vincente della stagione in Formula 1,  per un anno (in tutti i sensi…) davvero rivoluzionario. A luglio a Rouen aveva vinto il suo primo Gran Premio da quasi debuttante con la Ferrari. Vuoi anche per una fortunata circostanza nell’essere stato l’unico a decidere di partire con gomme da bagnato su asfalto asciutto…Ma questa…è un’altra storia.

Abile nella guida, fortunato nella circostanza.

Ma se a Jacky al tempo avessero chiesto come facesse ad essere così veloce, con ogni probabilità non avrebbe saputo rispondere.

Andava veloce.

Perché sapeva andare.

Da Monello incosciente. Tanto a sbattersi il cervello sulla messa a punto della vettura c’erano Forghieri e il fidato Amon, in passivo perenne con la sorte.

Cose che non riguardavano Jacky. Fino a quando veniva il giorno della corsa e tutti i santi finivano per agevolare quella giovanile e gratuita irriverenza. Quell’anno Ickx a Monza  sarebbe ancora pienamente in corsa per il titolo e le cose si sarebbero anche messe su di un sentiero favorevole al belga della Ferrari, visto il contemporaneo ritiro della Lotus di “Baffo” alias Graham Hill dalla gara italiana in veste di leader del campionato.

Solo che Ickx da perfetto Pierino bisticcia. Un po’ con tutti. A cominciare dalla sua 312 e quella novità  dell’alettone posteriore che non riesce a usare correttamente. Piatto in curva e massima incidenza in rettilineo. Al box Furia lima le unghie a suon di morsi, Borsari da capomeccanico gli espone un cartello con scritto “alettone” e il suo equivalente in francese (volet). Ciccia. La sostanza non cambia. In compenso la benzina non arriva al motore per il “vapor lock”. Ickx arriva al box Ferrari come una furia a sette giri dal termine. 15 litri di carburante per arrivare in fondo alla corsa litigando in quei pochi secondi con l’intero box del Cavallino. Tanto Hulme con la McLaren (che l’alettone da vecchia volpe non ha montato…) è lontano un giro. Ci si può giocare solo la piazza d’onore recuperando alla Matra di Gavin il tempo perso nella sosta per quell’improvvisato rifornimento. Detto fatto. Ma tra alettone e volet per Ickx rimane un grande perché, al punto che Gavin poco prima dell’arrivo superandolo alla Parabolica gli soffia il secondo posto e due punti iridati per la classifica mondiale.

Apriti cielo.

Tra Furia e Pierino è tempo di confronto. Quanto acceso non si sa. Ma Furia era Furia, e Pierino, pierino.

Difficile non si siano chiariti, a viso aperto, tra un sorriso e una bestemmia.

Da veri uomini, tra altri uomini.

In quel Gran Premio d’Italia a Monza.

E un alettone di troppo.

 

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