Lacrime e sangue

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Lacrime

e sangue

 

 

Schumi, piange.

Gli citano il nome di Senna davanti alle telecamere. 41 vittorie come Magic. E lui giù, come una fontana a liberare l’anima da macigni indescrivibili.

Con personale zampillo.

Da tedesco cetriolo Rosso, come qualcuno definì la sua Ferrari dalle fila della stampa tedesca, incapace di vincere da cinque Gran Premi a questa parte, dopo che il sorpasso di Mika a Spa ha risvegliato nel mondo ferrarista spettri e fantasmi fin troppo noti.

Già.

Anche quest’anno vinceremo l’anno prossimo.

Monza e un numero. A mettere tutti d’accordo. Sulle paure superate, dove nulla è successo in quel presunto imbuto che è diventata la prima variante. Passano tutti, indenni, nonostante le perplessità di piloti e addetti ai lavori.

Sì, tutti d’accordo. Non è successo nulla. Basta aver pazienza. Tanta pazienza per attendere il casino vero due curve più tardi, alla variante della Roggia.

Frentzen con la Jordan che sbaglia il punto di frenata e tampona Barrichello senza nessuna possibile constatazione amichevole. 

Volano rottami, si perdono ruote sospese in aria come fossero voluminosi proiettili. Perché alla fine della fiera, quello sono diventati.

Paolo è lì col suo estintore. Un Leone  C.E.A. . Uno di quelli che a Imola ha già salvato la vita a Berger, soffocando le fiamme che stavano consumando i rottami della sua Ferrari, bruciando  carne di essere umano.

Quanto tempo gli serva per rendersi conto di essere il bersaglio prescelto dal pneumatico di Frentzen nessuno lo sa.

E nessuno conosce il suo nome, fino a quando il rumore tace, le luci si spengono e la quiete serale cala su Monza e la sua domenica da Gran Premio appena consumato.

Idealmente Schumi sembra piangere per tutti. Ma lui di Paolo non sa nulla. Ne ignora totalmente l’esistenza. Non sa nemmeno quale volto abbia. Come trascorra le sue giornate. Come impegni il tempo della sua vita. È solo uno dei tanti Leoni con la faccia d’angelo, venuto sulla terra per vegliarlo e proteggerlo dalle fiamme di un possibile inferno. Da perfetto sconosciuto tra le genti del mondo, provando a fare quello che pochi, riescono a fare.

Come Schumi. Al volante della sua Ferrari.

Quel Leone era Paolo Gislimberti.

Lacrime e sangue di una Monza, che ancora non dimentico.

 

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