La valigia di Le Mans ( e quelle penne)

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La valigia di Le Mans

( e quelle penne)

 

 

Esule. Da fango e asfalto. Ma Nico la Settimana Santa di Le Mans l’ha vissuta intensamente come pochi altri. Da inviato stampa e giornalista fin da subito. Da una valigia troppo accorta. Per essere fatta…Perfettamente.

(Emiliano Tozzi)

 

 

Prima di chiudere quella valigia, come tutti i mortali mi sono fatto il conto: nove paia di calzini, nove mutande, nove magliette, sette pantaloni (e speriamo di non macchiarmi troppo spesso). Una felpa, che lassù hanno detto che fa anche freddino. Giubbotti no, non scherziamo. Due paia di scarpe, che c’è da camminare. Bono, semo pronti. Avanti, si chiude: per Le Mans 2019 dovrei aver preso tutto.

Quella è stata la più pesante valigia che abbia mai chiuso. Non perché avessi portato via un armadio di roba, ma perché ho avuto persino l’ansia nel farla. Potrei dimenticarmi questo e quello, quell’altro l’ho già preso?, ma siamo proprio sicuri?, aspetta che controllo. E così decine di volte. Era una valigia pesante tanto quanto il nome del paese verso cui mi dirigevo. Un nome che avevo sempre guardato da distante, di cui avevo sentito parlare molto e che avevo cercato di capire poco. Ora ci andavo, e il gap d’ignoranza doveva essere colmato.

L’anno scorso c’ero anch’io fra la schiera degli accreditati alla 24 Ore di Le Mans. Giornalista, nientemeno. Ma già era un miracolo esserci, e solo grazie all’interessamento della struttura trevigiana dell’allora Cetilar Villorba Corse. Sarei andato lì con loro, e avrei raccontato la corsa per “la tribuna di Treviso”. Come potevo non prepararmi? Nei due mesi precedenti non lessi altro. Anzitutto, “Quel giorno a Le Mans” del buon Emiliano Tozzi, ma poi Donnini, gli Autosprint e Autosport d’epoca e qualunque cosa si potesse trovare sul web. Sì, mi sentivo pronto: finalmente potevo individuare sulla pianta del circuito la curva di Mulsanne. Se mi impegnavo, potevo distinguere le Porsche Curves dalle Corvette. Annamo bbene, direbbero a Roma.

Avevo chiuso le valigie, ormai era fatta. Se non avevo preso lo spazzolino, i francesi in qualche modo i denti se li dovevano pur lavare, o no? Messo tutto in macchina, ricordo anche il borsone: computer, quaderno degli appunti. Tutto a posto. Mi date una mano a caricarla? <Fermiiiiii!!!!!!>. Le penne, santo cielo. Mi stavo dimenticando le penne.

Vado a letto, dovrò pur riposare un po’. Domani, 9 giugno 2019, il volo Venezia-Parigi non lo posso dormire, perché aspettano otto pezzi di cronaca da Oderzo che dovevo preparare già per ieri. Se non glieli mando mi scuoiano e con me ci fanno le sedie del mega direttore galattico di Fantozzi. Ah, che sonno. Dormo di sicuro, mi dico a mezzanotte. Me lo dico anche all’una, e anche alle due. Mi addormo alle due e venti. La sveglia suona alle cinque. Mariavergine, partiamo bene.

 

Niccolò Budoia

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