La tromba di Gilles

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La tromba di Gilles

 

Ora viene il difficile.

Come sostenere un racconto che vada avanti per otto giorni ?  Come arrivare all’8 maggio con tutto il resto del mondo che parlerà delle sue imprese, senza scadere nel banale? L’ovvia conseguenza di un mito fattosi uomo.

Forse come sempre, partendo dai particolari. Poco alla volta. Tra cose che ne abbiano descritto la realtà e altre, che possano essere ricondotte a un senso di Gilles più legato a ciò che abbia lasciato alle sue spalle. In  modo disinvolto  e naturale.

Prendi la tromba per esempio. Un piccolo frammento. Una traccia che il grande pubblico scoprì soltanto dopo. A morte avvenuta del pilota canadese. Gilles e la sue versione pressoché perfetta di “Summertime”. Quel rapporto mai approfondito con la  musica che facevano scorgere nel canadese un altro talento mai del tutto espresso. Seville, il padre di Gilles, con la musica mantenne la famiglia. Da pianista itinerante lungo le strade del Québec. Che anche suo figlio fosse un valente musicista lo si scoprì soltanto dopo.

Fuori tempo massimo.

Contrasti dell’anima  e della personalità.

Papà Villeneuve così sapientemente metodico nello studio del proprio strumento musicale e suo figlio Gilles. Puro istinto per la velocità.

Invece la magia dell’essere umano risiede proprio lì. In quei 24 secondi che riprendono un uomo con la propria tromba mentre suona.

Dove abbia trovato il tempo per coltivarla la musica, solo Gilles può saperlo.

Non credo sia stato comunque un caso.

Lungo una vita tanto breve eppure così veloce.

Senza dare troppa importanza a tutto quanto girasse attorno alla propria Ferrari.

Insieme a quella tromba apparsa dal nulla.

Al termine della propria vita.

 

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