La sfortuna non esiste

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La sfortuna non esiste

 

Enzo Ferrari soleva dire che fortuna e sfortuna non esistono e che ognuno è padrone del proprio destino e delle proprie venture o sventure.

Ma fare la pole, partire bene, andarsene con una serie di giri perfetti sino ad accumulare un vantaggio tale da poter girare senza spremere troppo la macchina ed essere comunque piantato in asso dal motore, beh se non è sfortuna è qualcosa dal sapore molto acre che tanto gli assomiglia.

Viceversa. Partire secondo, fare un grossolano errore tanto di finire nella sabbia, riuscire ad uscirne, correre senza il DRS e vincere il Gp ..beh questo invece ha il dolce sapore che tanto si avvicina alla fortuna.

Ma partiamo dall’inizio. Che per la Ferrari fosse un week end un po’ yin e un po’ yang lo si è capito sin dalle prove del venerdì e del sabato. Con una serie di prestazioni da montagne russe o forse sarebbe meglio dire… rosse. Un su e giù molto strano. All’inizio su nelle prestazioni tanto da segnare i miglior crono delle varie fp. Poi giù nel passo gara con distacchi troppo  elevati  per essere veri. E quindi di nuovo su il sabato con un passo gara finalmente degno di nota, frutto di un lavoro enorme svolto nella notte dai tecnici presenti in pista e la squadra stanziata in quel di Maranello. Poi su, quando Leclerc riesce a passare alla Q3 risparmiando un treno di gomme rosse per la pole. Ma poi ancora giù quando lo stesso treno viene sprecato durante il primo tentativo del Q3 con un testacoda. E poi di nuovo su con una pole stratosferica.

Insomma il bicchiere era una volta mezzo pieno e una mezzo vuoto.

Comunque con tutti questi su è giù il Gp della domenica parte con la rossa del monegasco in P1 e il campione del mondo al suo fianco.

Dietro Sainz , che meriterebbe poi un discorso a parte, e il sorprendente Russell che riporta la Mercedes nelle zone pregiate della griglia. Secondo me più per l’estrema conoscenza che i team hanno del circuito che per un reale recupero di competitività delle Frecce d’Argento. Ma questo avremo modo di verificarlo nei prossimi Gp. Seguono Perez, Bottas, Hamilton e il resto del gruppo.

Al via tutti bene tranne Sainz che anche stavolta fallisce la doppia missione di partire bene e di dare una mano a Leclerc, o almeno di darla a se stesso visto che a quanto pare è lui ad averne più bisogno. Il primo colpo di teatro come ultimamente succede ormai troppo spesso riguarda al solito lo spagnolo che come il più abitudinario degli italiani appena esce il sole alla domenica deve andare sulla sabbia. Detto, fatto. Testacoda e sabbia appunto. Per fortuna stavolta riesce a rientrare in pista e a terminare quarto. Dietro Hamilton tocca Magnussen o viceversa. Sta di fatto che l’inglese fora e il danese termina il suo Gp. Hamilton, che ad un certo punto vorrebbe persino ritirarsi riesce poi a terminare addirittura quinto. Dicevamo di Leclerc che parte bene e che dopo il fuori pista di Max si trova ad avere un compagno di squadra inaspettato, stante l’assenza di quello ufficiale. Russell, complice anche il DRS bizzoso (problema che RB aveva anche l’anno scorso) di Vertsppen riesce a tenere dietro le due RB  permettendo al pilota Ferrari di Leclerc di prendere il largo senza problemi.  Ma proprio quando neanche la regia si occupa più di lui, tanto fosse sotto controllo la sua gara, il monegasco viene appiedato dal primo reale problema di affidabilità che la Ferrari mostra quest’anno. Turbo sembrerebbe dal rumore. Un vero peccato. Già, è un peccato essere appiedati in generale , ma esserlo mentre si è solidamente al comando di un Gp senza neanche dover spremere oltremisura il proprio mezzo è proprio una disdetta. A questo punto Verstappen forte del fatto che Perez lo farà passare ( anche se il messicano questa volta fa sapere a tutti via radio che lui non è proprio così  d’accordo) , e che la Mercedes comunque non ha il passo RB va a vincere un GP che solo 35 giri prima avrebbe potuto finire nella polvere della sabbia.

Sono le corse si dice.

Alla fine i bibitari sorpassano la Ferrari in entrambi le classifiche e passano da cacciatore a lepri. Per la Ferrari la conclusione è molto simile all’inizio. Un po’ su e un po’ giù.

Giù perché comunque si esce con pochi punti da un Gp in cui invece se ne stavano portando a casa molti. E poi perché al di là di tutto la Rossa ha mostrato di aver ampiamente recuperato il gap che era emerso negli ultimi 2 Gp, grazie anche al  nuovo pacchetto aerodinamico, con cui forse ha riscavalcato  il team campione del mondo in termini di prestazioni.

Adesso si va a Montecarlo, che sulla carta dovrebbe essere terra di conquista di Leclerc.

Tutto questo, a patto di finire la gara…

Sergio Mapelli

 

logo sinfonia motore almanacco

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell’autore
SinfoniaMotore – Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

 

La sfortuna non esiste

 

Enzo Ferrari soleva dire che fortuna e sfortuna non esistono e che ognuno è padrone del proprio destino e delle proprie venture o sventure.

Ma fare la pole, partire bene, andarsene con una serie di giri perfetti sino ad accumulare un vantaggio tale da poter girare senza spremere troppo la macchina ed essere comunque piantato in asso dal motore, beh se non è sfortuna è qualcosa dal sapore molto acre che tanto gli assomiglia.

Viceversa. Partire secondo, fare un grossolano errore tanto di finire nella sabbia, riuscire ad uscirne, correre senza il DRS e vincere il Gp ..beh questo invece ha il dolce sapore che tanto si avvicina alla fortuna.

Ma partiamo dall’inizio. Che per la Ferrari fosse un week end un po’ yin e un po’ yang lo si è capito sin dalle prove del venerdì e del sabato. Con una serie di prestazioni da montagne russe o forse sarebbe meglio dire… rosse. Un su e giù molto strano. All’inizio su nelle prestazioni tanto da segnare i miglior crono delle varie fp. Poi giù nel passo gara con distacchi troppo  elevati  per essere veri. E quindi di nuovo su il sabato con un passo gara finalmente degno di nota, frutto di un lavoro enorme svolto nella notte dai tecnici presenti in pista e la squadra stanziata in quel di Maranello. Poi su, quando Leclerc riesce a passare alla Q3 risparmiando un treno di gomme rosse per la pole. Ma poi ancora giù quando lo stesso treno viene sprecato durante il primo tentativo del Q3 con un testacoda. E poi di nuovo su con una pole stratosferica.

Insomma il bicchiere era una volta mezzo pieno e una mezzo vuoto.

Comunque con tutti questi su è giù il Gp della domenica parte con la rossa del monegasco in P1 e il campione del mondo al suo fianco.

Dietro Sainz , che meriterebbe poi un discorso a parte, e il sorprendente Russell che riporta la Mercedes nelle zone pregiate della griglia. Secondo me più per l’estrema conoscenza che i team hanno del circuito che per un reale recupero di competitività delle Frecce d’Argento. Ma questo avremo modo di verificarlo nei prossimi Gp. Seguono Perez, Bottas, Hamilton e il resto del gruppo.

Al via tutti bene tranne Sainz che anche stavolta fallisce la doppia missione di partire bene e di dare una mano a Leclerc, o almeno di darla a se stesso visto che a quanto pare è lui ad averne più bisogno. Il primo colpo di teatro come ultimamente succede ormai troppo spesso riguarda al solito lo spagnolo che come il più abitudinario degli italiani appena esce il sole alla domenica deve andare sulla sabbia. Detto, fatto. Testacoda e sabbia appunto. Per fortuna stavolta riesce a rientrare in pista e a terminare quarto. Dietro Hamilton tocca Magnussen o viceversa. Sta di fatto che l’inglese fora e il danese termina il suo Gp. Hamilton, che ad un certo punto vorrebbe persino ritirarsi riesce poi a terminare addirittura quinto. Dicevamo di Leclerc che parte bene e che dopo il fuori pista di Max si trova ad avere un compagno di squadra inaspettato, stante l’assenza di quello ufficiale. Russell, complice anche il DRS bizzoso (problema che RB aveva anche l’anno scorso) di Vertsppen riesce a tenere dietro le due RB  permettendo al pilota Ferrari di Leclerc di prendere il largo senza problemi.  Ma proprio quando neanche la regia si occupa più di lui, tanto fosse sotto controllo la sua gara, il monegasco viene appiedato dal primo reale problema di affidabilità che la Ferrari mostra quest’anno. Turbo sembrerebbe dal rumore. Un vero peccato. Già, è un peccato essere appiedati in generale , ma esserlo mentre si è solidamente al comando di un Gp senza neanche dover spremere oltremisura il proprio mezzo è proprio una disdetta. A questo punto Verstappen forte del fatto che Perez lo farà passare ( anche se il messicano questa volta fa sapere a tutti via radio che lui non è proprio così  d’accordo) , e che la Mercedes comunque non ha il passo RB va a vincere un GP che solo 35 giri prima avrebbe potuto finire nella polvere della sabbia.

Sono le corse si dice.

Alla fine i bibitari sorpassano la Ferrari in entrambi le classifiche e passano da cacciatore a lepri. Per la Ferrari la conclusione è molto simile all’inizio. Un po’ su e un po’ giù.

Giù perché comunque si esce con pochi punti da un Gp in cui invece se ne stavano portando a casa molti. E poi perché al di là di tutto la Rossa ha mostrato di aver ampiamente recuperato il gap che era emerso negli ultimi 2 Gp, grazie anche al  nuovo pacchetto aerodinamico, con cui forse ha riscavalcato  il team campione del mondo in termini di prestazioni.

Adesso si va a Montecarlo, che sulla carta dovrebbe essere terra di conquista di Leclerc.

Tutto questo, a patto di finire la gara…

Sergio Mapelli

 

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La sfortuna non esiste

 

Enzo Ferrari soleva dire che fortuna e sfortuna non esistono e che ognuno è padrone del proprio destino e delle proprie venture o sventure.

Ma fare la pole, partire bene, andarsene con una serie di giri perfetti sino ad accumulare un vantaggio tale da poter girare senza spremere troppo la macchina ed essere comunque piantato in asso dal motore, beh se non è sfortuna è qualcosa dal sapore molto acre che tanto gli assomiglia.

Viceversa. Partire secondo, fare un grossolano errore tanto di finire nella sabbia, riuscire ad uscirne, correre senza il DRS e vincere il Gp ..beh questo invece ha il dolce sapore che tanto si avvicina alla fortuna.

Ma partiamo dall’inizio. Che per la Ferrari fosse un week end un po’ yin e un po’ yang lo si è capito sin dalle prove del venerdì e del sabato. Con una serie di prestazioni da montagne russe o forse sarebbe meglio dire… rosse. Un su e giù molto strano. All’inizio su nelle prestazioni tanto da segnare i miglior crono delle varie fp. Poi giù nel passo gara con distacchi troppo  elevati  per essere veri. E quindi di nuovo su il sabato con un passo gara finalmente degno di nota, frutto di un lavoro enorme svolto nella notte dai tecnici presenti in pista e la squadra stanziata in quel di Maranello. Poi su, quando Leclerc riesce a passare alla Q3 risparmiando un treno di gomme rosse per la pole. Ma poi ancora giù quando lo stesso treno viene sprecato durante il primo tentativo del Q3 con un testacoda. E poi di nuovo su con una pole stratosferica.

Insomma il bicchiere era una volta mezzo pieno e una mezzo vuoto.

Comunque con tutti questi su è giù il Gp della domenica parte con la rossa del monegasco in P1 e il campione del mondo al suo fianco.

Dietro Sainz , che meriterebbe poi un discorso a parte, e il sorprendente Russell che riporta la Mercedes nelle zone pregiate della griglia. Secondo me più per l’estrema conoscenza che i team hanno del circuito che per un reale recupero di competitività delle Frecce d’Argento. Ma questo avremo modo di verificarlo nei prossimi Gp. Seguono Perez, Bottas, Hamilton e il resto del gruppo.

Al via tutti bene tranne Sainz che anche stavolta fallisce la doppia missione di partire bene e di dare una mano a Leclerc, o almeno di darla a se stesso visto che a quanto pare è lui ad averne più bisogno. Il primo colpo di teatro come ultimamente succede ormai troppo spesso riguarda al solito lo spagnolo che come il più abitudinario degli italiani appena esce il sole alla domenica deve andare sulla sabbia. Detto, fatto. Testacoda e sabbia appunto. Per fortuna stavolta riesce a rientrare in pista e a terminare quarto. Dietro Hamilton tocca Magnussen o viceversa. Sta di fatto che l’inglese fora e il danese termina il suo Gp. Hamilton, che ad un certo punto vorrebbe persino ritirarsi riesce poi a terminare addirittura quinto. Dicevamo di Leclerc che parte bene e che dopo il fuori pista di Max si trova ad avere un compagno di squadra inaspettato, stante l’assenza di quello ufficiale. Russell, complice anche il DRS bizzoso (problema che RB aveva anche l’anno scorso) di Vertsppen riesce a tenere dietro le due RB  permettendo al pilota Ferrari di Leclerc di prendere il largo senza problemi.  Ma proprio quando neanche la regia si occupa più di lui, tanto fosse sotto controllo la sua gara, il monegasco viene appiedato dal primo reale problema di affidabilità che la Ferrari mostra quest’anno. Turbo sembrerebbe dal rumore. Un vero peccato. Già, è un peccato essere appiedati in generale , ma esserlo mentre si è solidamente al comando di un Gp senza neanche dover spremere oltremisura il proprio mezzo è proprio una disdetta. A questo punto Verstappen forte del fatto che Perez lo farà passare ( anche se il messicano questa volta fa sapere a tutti via radio che lui non è proprio così  d’accordo) , e che la Mercedes comunque non ha il passo RB va a vincere un GP che solo 35 giri prima avrebbe potuto finire nella polvere della sabbia.

Sono le corse si dice.

Alla fine i bibitari sorpassano la Ferrari in entrambi le classifiche e passano da cacciatore a lepri. Per la Ferrari la conclusione è molto simile all’inizio. Un po’ su e un po’ giù.

Giù perché comunque si esce con pochi punti da un Gp in cui invece se ne stavano portando a casa molti. E poi perché al di là di tutto la Rossa ha mostrato di aver ampiamente recuperato il gap che era emerso negli ultimi 2 Gp, grazie anche al  nuovo pacchetto aerodinamico, con cui forse ha riscavalcato  il team campione del mondo in termini di prestazioni.

Adesso si va a Montecarlo, che sulla carta dovrebbe essere terra di conquista di Leclerc.

Tutto questo, a patto di finire la gara…

Sergio Mapelli

 

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