La semplicità di Binotto

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La semplicità

di

Binotto

(tutti gli uomini del presidente)

 

 

Quel 27 settembre 1999 la porta dell’ufficio Ferrari del presidentissimo Montezemolo sbattè fragorosamente alle sue spalle.

“Ci sono tutti?” Chiese con tono imperativo. La segretaria annuì, spalancando gli occhi terrorizzati,di fronte all’impeto di un uomo che aveva passato qualcosa in più di una “semplice” notte in bianco. Ecco, tenete a mente questo aggettivo. “Semplice”.Ci tornerà utile al termine di questo racconto.

Una notte in bianco dicevano, procuratagli da una figuraccia in mondovisione davanti a undici milioni e mezzo di spettatori televisivi nazionali, senza contare cosa avvenisse varcati i confini del nostro Bel Paese. Senza troppi giri di parole la Bild in Germania titolò “Una Truppa di Salami” fino a “Senza Schumacher la Ferrari è un’armata Brancaleone.” Tutto vero. Un fuoco incrociato in cui perdere la  propria dignità è il sillogismo perfetto che possa definire quell’incresciosa situazione raccontata dalla stampa di mezzo mondo.

“Faccia entrare lor signori.” Disse il presidente alla segretaria. Deciso com’era a strozzarne qualcuno per quanto successo al Nürburgring 24 ore prima. Una gomma sparita dai box. Irvine,pilota Ferrari e leader del mondiale rimane per 29 interminabili secondi sui cavalletti, in attesa di una gomma posteriore destra che sembra non arrivare mai.

Appena si apre la porta Montezemolo scatta in piedi deciso. La Ferrari non è la Santa Inquisizione e nessuno verrà mandato ai lavori forzati. Eppure. Eppure a fronte dell’immaginifica tiritera racchiusa nella sua mente, il presidente si trova a dover fare i conti con un immagine diametralmente opposta e supposta. Davanti ai suoi occhi il direttore tecnico Ross Brawn quasi si genuflette, accollandosi tutte le colpe. I casini sono cominciati al sabato, spiega il corpulento ingegnere, quando una scelta errata di mescola ci ha obbligati la domenica a una gestione pressoché folle, soprattutto per via delle condizioni meteo. Resta il fatto che da quel frangente ne uscì una squadra ancora più unita nelle sue fondamenta.

Dopo più di due decenni, la storia si ripete. Ma c’è solo un team principal davanti  a un microfono.

“No,no, lì credo sia stato un pasticcio, un semplice pasticcio…”

“Semplice” come 23 anni prima lo era stato. Ma quell’ingegnere è solo, con la sua semplicità.

Perché nessun presidente sta sbattendo nessuna porta. Da nessuna parte. Come invece accadde, per tutti gli uomini del presidente.

(Ricostruzione basata sull’articolo di “Repubblica” del 27/9/99 a firma Carlo Marincovich: “Montezemolo ha un colpevole”)

 

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