La poesia di Gilles

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La poesia di Gilles

 

 

Le miserie del presente.

Avete presente un sacchetto di plastica, una sportina della spesa, magari bucata perché nel frattempo la confezione dei biscotti ne ha perforato il sottile velo di amido sintetico?

Ecco, la sensazione provata nelle cercare di ottenere il giro veloce della corsa da parte di Red Bull e Mercedes nell’ultimo Gran Premio del Portogallo da parte del sottoscritto è stata un po’ questa. Una sportina di plastica, in grado di valere un punto iridato.

Presunzione?

Un’altra cosa.

Memoria.

Perché il mondo non ha iniziato a far schifo da oggi, come successe in un piovosa edizione del Gran Premio di San Marino. La prima, 40 anni fa.

La prima di tante altre. A battezzar nel mondo dei Gran Premi il debutto di Alboreto e Borgudd. Il batterista degli ABBA prestato alla velocità che coi camion in pista avrebbe fatto vedere cose egregie. La prima volta. Della Toleman nel partecipare a una gara di Formula 1 calzando ai piedi gomme Pirelli, che non vedevano più una corsa per monoposto dagli anni ’50 così come la Avon e i suoi pneumatici. Tornata tra i gommisti per volere di Ecclestone, a tentare di spezzare il mono gomma della francese Michelin.

In fondo la politica. Balestre da una parte, Mosley ed Ecclestone dall’altra. Un ben dell’anima si vogliono. Tra irregolarità tecniche  e scaramucce economiche. Come la multa che Balestre da presidente FISA appioppa a Chapman dopo le feroci dichiarazioni rilasciate dal costruttore inglese al Gran Premio d’Argentina.

 100.000 dollari. Vedrai che passa la voglia di fare i fenomeni. Come al “vistoso” socio in affari di Sir Colin, nonché main sponsor della Lotus col marchio Essex David Thieme; arrestato dalla giustizia svizzera  per una sospetta frode bancaria alla Credit Suisse di Zurigo. Mi spiace Colin per i 100.000 vedi di fare in altra maniera… Le sue macchine non disputano il Gran Premio. La Lotus 88 col suo doppio telaio viene bandita per sempre dal mondo delle corse.

Tutte cose che a Imola un anno più tardi, avrebbero trovato il loro ambiguo epilogo, come fu per quel Gran Premio di San Marino, nato dall’incazzatura feroce di una Monza tradita e ferita da quel solo Gran Premio d’Italia tenutosi sulle rive del Santerno l’anno prima.

Appunto. Una sportina di plastica. Senza più un fondo che possa dare forma al contenuto.

Ma per Gilles non era così.

Villeneuve, in quella domenica bagnata sul circuito del Dino Ferrari parte dalla pole. Quattordici giri in testa e poi l’azzardo di montare le slick. Troppo presto. La sua 126 CK non è una monoposto di Formula 1 ma una macchina da rally prestata a un Gran Premio. Altri quattro giri fino a rimontare nuovamente le gomme rain e piantare nel bel mezzo di una corsa  tornata a essere compiutamente bagnata il giro veloce della corsa. In quel momento vale un punto. Quello del sesto posto in classifica.

Un punto, negato da una frizione e un motore turbo in fiamme a due giri dal termine. La distruttiva poetica meccanica di Villeneuve.

Un giro veloce.

L’ultimo della sua carriera.

L’unico, che oggi ricordi.

Come la poesia di Gilles.

Dopo un Gran Premio, appena disputatosi.

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