La nuova lezione di Alonso

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La nuova lezione di Alonso

 

 

Fu un soffio, a escludere il Prode Fernando dalla 500 Miglia di Indianapolis del 2019.

L’ennesimo, di una carriera che non raccolse e non raccoglie  (tuttora) quanto il suo talento meriti.

Non può essere questo però, il luogo deputato a mettere in discussione le sue scelte agonistiche e nemmeno il valore caratteriale dell’individuo.

Io Fernando sportivamente lo ringrazio. Non è da tutti mettersi in gioco così oggi a 360°, nonostante vederlo vincere a Le Mans coi miei occhi nel modo in cui abbia vinto (soprattutto nel 2019) non me l’abbia reso né più simpatico né più talentuoso.

Per paradossale che possa sembrare…era semplicemente Alonso…nel bene e nel male come lo era dopo quella mancata qualificazione a Indy.

Poi per un attimo, mi attraversa la mente uno dei miei dubbi. Di quelli famigerati che non ti fanno dormire la notte.

Cavoli penso.

Nando quel giorno sul catino dell’Indiana non si qualificò e detta come va detta da testimonial McLaren non fece certamente una bella figura. Ma la lezione che l’uomo regalò al mondo andava oltre qualsiasi aspettativa e possibile metro di valutazione.

Per chi pensa che al mondo esista solo la Formula 1 è forse il caso di rendersi conto che il resto del pianeta, quando decida di correre veloce non è che stia scherzando. Andare a forte a Indy non è mai assolutamente né facile né scontato. Essere stati fuori quell’anno con la trentaquattresima media assoluta su quattro giri, per una media oraria pari a 365 Km/h  non è nemmeno definibile in  termini di mancanza di coraggio e tanto meno di assenza  di propensione alla velocità. C’è, chi sia andato più forte di te toccando i 370 Km/h (vedi la pole di Pegenaud) e in tutto ci sono riusciti in 33 (neanche fossero gli anni di nostro Signore…). Tocca stare a guardare. Col cerino in mano.

Il pilota accetta il doloroso verdetto. L’uomo non so quanto, ma come non mai dimostrò più della semplice dignità e compostezza nella sconfitta. Vuoi vedere che anche Nando ha imparato da allora un diverso approccio alle cose, da quel GP2 engine in poi…

Indy non è come la Formula 1.

C’è ancora il rischio di non riuscire a qualificarsi.

A Nando è successo e forse quella sua sconfitta ci ha restituito da allora un pilota più autentico, in grado di accettare quelle batoste che in Formula 1 non erano nemmeno ipotizzabili tenendo simili medie. Nemmeno negli anni bui (sportivamente parlando) del suo ritorno in Mclaren dopo un lustro trascorso in Ferrari.

Succede. Di tornare ogni tanto a essere umani e dimostrare un diverso approccio alle corse, come oggi a 40 anni l’asturiano sta dimostrando nel suo presente in Alpine.

Forse è davvero tutta qui.

La nuova lezione.

Di Alonso in Formula 1.

Auguri Nando.

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