La Monza di Franco

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La Monza

di

Franco

 

 

Il Cuore Rosso del Milite Ignoto ferrarista, stimola altri a parlare, a inviarmi  foto che testimoniano la partecipazione di un popolo unico al mondo.

“Italians.”

Non solamente un luogo comune o una maschera della nostra commedia. Pregi e difetti del Gran Premio d’Italia, non solo di casa nostra. Come a breve dalle parole di Franco si potrà comprendere.

“Guarda Emiliano, in tanti anni che vengo a Monza per la Formula 1 non ho mai visto una disorganizzazione simile. Un disservizio assoluto, compresa un’area “Fan Club” del tutto anonima, anche perché dissequestrata qualche giorno prima. L’inno d’Italia che in autodromo non si è sentito e quel vago senso d’improvvisazione nell’accogliere gli spettatori a pervaderti, a fronte di gente che ha fatto strada, speso centinaia se non migliaia di Euro per assistere alla gara del Centenario. Da Italiano non abbiamo fatto una bella figura in mondovisione, a fronte di una celebrazione che comprendeva anche  i 75 anni della Ferrari. Si sarebbe dovuto avere ben altro spessore, non solo mediatico. In compenso quel minuto di silenzio in onore della Regina Elisabetta è stato davvero toccante. Un momento davvero incredibile.”

Non credo le parole di Franco abbiano intenti polemici. Rispetto per la memoria e la dignità di chi indossa una maglia, fa chilometri per assistere a una gara che da italiano non è una semplicemente una corsa, ma qualcosa in più. Parte del proprio patrimonio culturale e sportivo.

 

La Monza

di

Franco

 

 

Il Cuore Rosso del Milite Ignoto ferrarista, stimola altri a parlare, a inviarmi  foto che testimoniano la partecipazione di un popolo unico al mondo.

“Italians.”

Non solamente un luogo comune o una maschera della nostra commedia. Pregi e difetti del Gran Premio d’Italia, non solo di casa nostra. Come a breve dalle parole di Franco si potrà comprendere.

“Guarda Emiliano, in tanti anni che vengo a Monza per la Formula 1 non ho mai visto una disorganizzazione simile. Un disservizio assoluto, compresa un’area “Fan Club” del tutto anonima, anche perché dissequestrata qualche giorno prima. L’inno d’Italia che in autodromo non si è sentito e quel vago senso d’improvvisazione nell’accogliere gli spettatori a pervaderti, a fronte di gente che ha fatto strada, speso centinaia se non migliaia di Euro per assistere alla gara del Centenario. Da Italiano non abbiamo fatto una bella figura in mondovisione, a fronte di una celebrazione che comprendeva anche  i 75 anni della Ferrari. Si sarebbe dovuto avere ben altro spessore, non solo mediatico. In compenso quel minuto di silenzio in onore della Regina Elisabetta è stato davvero toccante. Un momento davvero incredibile.”

Non credo le parole di Franco abbiano intenti polemici. Rispetto per la memoria e la dignità di chi indossa una maglia, fa chilometri per assistere a una gara che da italiano non è una semplicemente una corsa, ma qualcosa in più. Parte del proprio patrimonio culturale e sportivo.

Lo striscione dedicato a Jules Bianchi esposto a Monza

Ammesso…si possa ancora continuare, a raccontare così.

“Guarda…non so dirti cosa ne pensino altri. Ma una cosa la so per certa. Vedere un carro attrezzi andare contro mano a Lesmo per recuperare la McLaren di Ricciardo, a me ha rievocato spettri inquietanti. Noi,come Ferrari Club avevamo lo striscione dedicato a Jules Bianchi. Ecco, vedere quel mezzo compiere quella manovra con le altre vetture che gli scorrevano a fianco  mi ha fatto pensare che dalla tragedia di Jules la F1 non abbia imparato nulla. Non è questione di bandiera rossa o gialla ma di ben altro, in termini di sicurezza. Un dettaglio se vuoi. Ma piuttosto evidente.”

“Italians.”

A quanto pare, non è solo colpa nostra, come Franco espone con franchezza. Non è nemmeno questione di una gara finita in regime di SC, ma di un concetto più profondo che interessa la vita umana. Già l’umano. E quella marea di gente con la sua fede dichiarata sotto al podio del Gran Premio d’Italia.

Le reti di Monza prese d’assalto dagli spettatori

“ ll frutto di un’emozione, figlia di un volontariato unico al mondo e di un senso di appartenenza che questa maglietta Rossa ci regala ogni volta che la indossiamo. Tutti a tenere quell’immenso Cuore Rosso, per essere parte di una sola cosa, nell’essere i primi a entrare in pista. Ho visto persone aggrappate alle reti, altre che non hanno smesso un secondo di agitare quel drappo come fosse in quel momento, la loro unica ragione di vita. Mi pecco di dire che siamo stati forse la parte più bella di questa domenica insieme al commento in autodromo di Nicola Villani. Voce fantastica. Almeno noi da parte nostra ce l’abbiamo messa tutta.”

Franco parla. Mi chiedo solo se i suoi occhi siano come miei. Resi piccoli dal sonno di una 6 Ore del Fuji disputatasi nella notte, prima della gara monzese.

“Grande Ale. Lo aspettiamo. Come sempre.”

Ho il vago sospetto che entrambi abbiamo pensato la stessa cosa. C’è una Ferrari che continua a vincere, di cui a malapena se ne conosca l’esistenza. Forse per #essereferrari veramente bisognerà attendere un reale ritorno alla origini.

A quella Le Mans, dove il mito del Cavallino apparve agli occhi del mondo.

In tutto il suo splendore.

Grazie Franco.

Per la tua Monza del Centenario.

Il “Cuore” Ferrari dal suo “interno”

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