La “mia”giornata al Minardi Day

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La “mia” giornata

al

Minardi Day

 

 

Cosa volete che vi dica…

Ognuno vive le proprie emozioni come meglio crede.

Per me questo Minardi Day è stata un mescolanza di sensazioni ed eventi, tali da rendere la mia giornata certamente particolare, anche se non certamente altrettanto drammatica come il bellissimo film di Ettore Scola.

Ne avrei di cose da dire, tra piccole grandi emozioni dentro una pagina. La più semplice, aver reso felice praticamente una famiglia. Padre, figlia e relativo moroso. Averli portati con me e avergli fatto vivere una giornata tra automobili che non corrono più , ma potrebbero farlo in qualsiasi momento gli venisse richiesto, come poi è successo. Tra una Formula 1 e una vettura a ruote coperte.

E poi ti resta quel dialogo con Renata Nosetto. Una che all’Enzo e Dino Ferrari non era semplicemente di casa, ma ha fatto sì insieme a suo marito, che l’autodromo di Imola divenisse l’esempio di come un impianto modello dovesse essere concepito per ospitare una qualsiasi corsa a motore. Mi rimane lo sguardo di Pino Allievi, stupefatto nel ricevere una copia del mio libro. “Scusi ma perché ha scritto un libro su Amon?”. E a me di riflesso verrebbe da rispendere come Robert Kennedy: “Perché no?”

Anche se non mi verrà assolutamente di dirgli così, come invece con Alessandro Rasponi basterà l’intesa di un altro sguardo, nel capire per quale ragione siamo entrambi lì in quel momento. Ognuno con la propria arte e sentimento. Consci inevitabilmente che un’unica parola in comune ci unisca, anche se non lo volessimo. Passione. Ciò che da sempre conta più di tutto il resto.

Di fianco alla Tecno 123/6 di Amon (foto F. Salatelli)

Così, presentando il mio libro in compagnia di Siegfried Stohr, comprendo che chiamarlo ex pilota di Formula 1 è senz’altro verità, ma non rende giustizia a un uomo la cui corsa nella vita non si è minimamente interrotta o conclusa. Non ha nemmeno rallentato, continuando a regalare bellezza nella voglia di esprimere se stessi. Perché un uomo non è solo un pilota o ciò che le sue gesta raccontino. È molto di più. Nell’onestà del proprio pensiero e di quelle domande che mi vengono rivolte da Siegfried. Quando la sua memoria dà valore al presente, per quelle parole che mi rivolge sul conto di Chris. Per un breve attimo lo avverto come un padre spirituale. Con cui condividere nella totale sincerità un pezzo di strada insieme. Umane esperienze che s’incontrano, raccontando un altro essere umano.

Sarà. Ma forse in giro ci sono più artisti di quanto io stesso pensi. Un’altra grande famiglia. Magari sotto mentite spoglie. Per quel cognome che appare al museo Costa sulla Tecno dei fratelli Pederzani.

Unico punto del team bolognese nel Circus.

Fa un certo effetto…vederla così.Ma il nome Amon è su quella carrozzeria.Quasi a dirmi come col mio libro abbia chiuso involontariamente in questo luogo, il cerchio sulla sua storia. Proprio qui al Minardi Day di Imola.

Dove ogni emozione corre.

Più veloce di se stessa.

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