La magia di Johansson (Auguri Stefan)

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La magia

di

Johansson

(auguri Stefan)

 

 

Un ricordo, per me indelebile sui 66 anni di Stefan Johansson.

Torna Imola, la Tosa col suo bagno di fango, la folla e le foglie. Disegnate sul casco del nuovo pilota Ferrari.

Il popolo ferrarista invoca ancora Arnoux, l’eroe di Digione insieme a Gilles. Licenziato dal Commendatore dopo il Brasile. Ora quel volante lo ha in mano un semisconosciuto svedese, il cui più grande pregio pare essere quello di condividere la stessa nazionalità di Peterson e che, da quello stesso popolo Rosso pare già essere stato crocifisso.

Prima del tempo.

Per quelle genti ferrariste parla chiaro uno striscione esposto tra le gradinate del Santerno, come fu per Tambay due anni prima. Senza che vi potesse essere altra possibile interpretazione di quel caustico slogan.

“Ridateci Aronux.”

Zero entusiasmo. Nessuna fiducia.

Al Sabato lo “scandinavo” della Ferrari ottiene il quindicesimo tempo. Ottava fila. E se quel popolo poteva avere qualche flebile incertezza d’opinione su quel biondo svedese,  ora emette la sua lapidaria sentenza.

Con troppa fretta.

“Mediocre alla guida.”

Svedese a parte.

Dopo un giro, quel “Mediocre Svedese” passa Tambay con la Renault e per magia inizia a volare,  come scosso all’improvviso dal soffio potente di un vento polare. Avviene una rimonta che non conosce parole per essere descritta, come alla Tosa davanti ai miei occhi, superando De Angelis all’esterno, dove spazio per sorpassare non ne esisteva più. Tra la Lotus di Elio e la Arrows di un doppiato Boutsen.

Sensibilità nordica.

Per traiettorie impossibili.

Tre giri al traguardo. Lo svedese è primo ma non ha più benzina. Arriva a piedi e va dentro ai box. Hai un’aria funerea. Non certo di festa.

Anzi, a dirla tutta è incazzato a bestia.

Trascorre un anno. Ancora fango e un’altra collina. i miei 13 anni. Sempre alla Tosa.

Lo applaudono tutti.

Quarto al traguardo, coi freni distrutti. Mani al volante. Visiera aperta.

Foglie dipinte battute da quello stesso vento. Altrettanto, forte…

Io, quel pilota ho visto chi fosse. Cosa al volante potesse fare.

In quel momento ho imparato il suo nome. A ricordarlo con attenzione.

A Imola, da pilota Ferrari, quello svedese divenne un casco.

“Piccola foglia.”

La magia Johansson.

Auguri Stefan.

 

 

La magia

di

Johansson

(auguri Stefan)

 

 

Un ricordo, per me indelebile sui 66 anni di Stefan Johansson.

Torna Imola, la Tosa col suo bagno di fango, la folla e le foglie. Disegnate sul casco del nuovo pilota Ferrari.

Il popolo ferrarista invoca ancora Arnoux, l’eroe di Digione insieme a Gilles. Licenziato dal Commendatore dopo il Brasile. Ora quel volante lo ha in mano un semisconosciuto svedese, il cui più grande pregio pare essere quello di condividere la stessa nazionalità di Peterson e che, da quello stesso popolo Rosso pare già essere stato crocifisso.

Prima del tempo.

Per quelle genti ferrariste parla chiaro uno striscione esposto tra le gradinate del Santerno, come fu per Tambay due anni prima. Senza che vi potesse essere altra possibile interpretazione di quel caustico slogan.

“Ridateci Aronux.”

Zero entusiasmo. Nessuna fiducia.

Al Sabato lo “scandinavo” della Ferrari ottiene il quindicesimo tempo. Ottava fila. E se quel popolo poteva avere qualche flebile incertezza d’opinione su quel biondo svedese,  ora emette la sua lapidaria sentenza.

Con troppa fretta.

“Mediocre alla guida.”

Svedese a parte.

Dopo un giro, quel “Mediocre Svedese” passa Tambay con la Renault e per magia inizia a volare,  come scosso all’improvviso dal soffio potente di un vento polare. Avviene una rimonta che non conosce parole per essere descritta, come alla Tosa davanti ai miei occhi, superando De Angelis all’esterno, dove spazio per sorpassare non ne esisteva più. Tra la Lotus di Elio e la Arrows di un doppiato Boutsen.

Sensibilità nordica.

Per traiettorie impossibili.

Tre giri al traguardo. Lo svedese è primo ma non ha più benzina. Arriva a piedi e va dentro ai box. Hai un’aria funerea. Non certo di festa.

Anzi, a dirla tutta è incazzato a bestia.

Trascorre un anno. Ancora fango e un’altra collina. i miei 13 anni. Sempre alla Tosa.

Lo applaudono tutti.

Quarto al traguardo, coi freni distrutti. Mani al volante. Visiera aperta.

Foglie dipinte battute da quello stesso vento. Altrettanto, forte…

Io, quel pilota ho visto chi fosse. Cosa al volante potesse fare.

In quel momento ho imparato il suo nome. A ricordarlo con attenzione.

A Imola, da pilota Ferrari, quello svedese divenne un casco.

“Piccola foglia.”

La magia Johansson.

Auguri Stefan.

 

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