La Luna di Chaves

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La Luna di Chaves

 

“Fly me to the moon
Let me play among the stars
Let me see what spring is like on
A-Jupiter and Mars…”

Non deve averla vissuta proprio così Henrique Chaves  a tre ore e trentaquattro di gara della 6 Ore di Monza, quando la sua Aston Martin Vantage del TF Sport è letteralmente decollata sui dissuasori posti all’esterno della Variante della Roggia.

Attimi.

A tenere tutti col fiato sospeso. Attimi che hanno fatto pensare al peggio, nel vedere la portiera della vettura inglese saltare come il tappo di una bottiglia di champagne, mentre il tetto della vettura continuava a grattare l’asfalto da implacabile grattugia da corsa. Il volo rovesciato e impossibile di una Gran Turismo. Destinazione ignota. Obbiettivo ignoto. Se non la sopravvivenza e l’incolumità del conducente al proprio interno.

L’Aston Martin di Chaves dopo l’incidente alla Variante della Roggia

Per quel gioco terribile che legò tragicamente per sempre il nome di Simmonsen alla casa alata di Gaydon, insieme a una luttuosa edizione della 24 Ore di Le Mans, targata 2013.

Voli, uscite di strada.

Nulla che possa far pensare alla morte. Almeno a Monza. Almeno quando Chaves, piegandosi sulle ginocchia, con la mano appoggiata al guard rail tira un dolorante un sospiro di sollievo.

Tutto intero.

La Luna non era nei suoi programmi. Nemmeno quel giorno. Nonostante si fosse staccato da terra con noncurante  velocità.

Era solo un buon giorno per gareggiare. Senza che il nostro satellite fosse necessariamente il traguardo agognato. Né per innamorati e tantomeno per piloti da corsa.

Come avrebbe potuto cantare Frank Sinatra.

Dopo  questa 6 Ore di Monza.

 “Fly me to the moon…”

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