La famiglia di Ale

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La famiglia di Ale

 

“Scusate ragazzi, ce l’ho messa davvero tutta.”

È l’immagine di un parco chiuso. Il pilota che scende dalla vettura a gara conclusa, il podio, la festa. Bollicine per tutti. In una parola liturgia da corsa. Nota ad appassionati e addetti ai lavori, vissuta migliaia di volte. T’immagini i meccanici dietro alla transenne, come sei abituato a vederli tante volte davanti al televisore. Invece questo dualismo univoco è il rapporto diretto tra un pilota e il “suo” fan club, la sua gente pronta a seguirlo in ogni dove.

Domenica mattina,  Alessandria col suo Club Scuderia Ferrari, per la 6 Ore di Monza si era svegliata presto. Molto presto. Alle 6.00 ( “per strada non c’era nessuno”) già in marcia. Franco, il presidente, a sorreggere le sorti di un gruppo di persone che ho scoperto essere qualcosa che non è identificabile con la semplice passione, se nemmeno parole come fede e dedizione possano essere capaci di descrivere cosa vi stia raccontando.

“Quando siamo stati a Imola per il Gran Premio dell’Emilia Romagna, ci venne in mente di comprare mille bandierine rosse. Colpo d’occhio non indifferente. Ma per la 6 Ore serviva un altro colpo, magari di genio. Uno di quelli che ogni tanto vengono al mio vice. Ma perché non facciamo uno striscione da stadio, uno di quei copri curva che vedi esposti dalle tifoserie delle squadre di calcio per le partite di cartello? Inizialmente non ero troppo convinto, poi va da sé che a risultato ottenuto ero il primo a emozionarmi. Solo per quel viaggio fatto fino a Monza da casa per prendere le misure da un palo all’altro. 10 metri per cinque. Un bel lenzuolo da far vedere al nostro Ale. Domenica arrivati in autodromo l’abbiamo messo giù alla velocità della luce e alle sette e tre quarti era già bello che pronto nel Paddock davanti al box di AF Corse. Sara (la moglie di Pier Guidi) la nostra “complice”, ci dettava i tempi sui suoi spostamenti e di tutta la squadra. Quando Ale ha visto cosa avessimo preparato per lui non ha saputo trattenere lo stupore… e non solo quello credimi.

Lo striscione della Scuderia Ferrari Club Alessandria dedicato ad Alessandro Pier Guidi

Cose che nobilitano una realtà, spesso raccontata come fosse soltanto un mondo di superuomini per altri superuomini. Invece no. Invece per una volta il tifo diventa sentimento. Costruzione di un legame che oltrepassa la competizione.

“Abbiamo seguito la gara dal box di AF Corse. Tutto regolare, in testa, fino a un penalità per una mancata trasmissione dati al rifornimento che ha compromesso la gara di Ale e James (Calado). Per 4 ore Alessandro ha girato a ritmi infernali. Da qualifica. Impressionante. Ecco perché il terzo posto ci va davvero stretto.

Pluralis Maiestatis. Ma non c’è quel possessivo senso di appartenenza come tante volte mi è capitato di cogliere. Nelle sue parole Franco esprime un rammarico quasi bucolico. La partecipazione a una causa famigliare dentro a una competizione di durata. Ascolto, e penso che il minimo che possa fare sia davvero raccontare tutto questo.

“Finita la gara Alessandro ci ha cercato con gli occhi. “Scusate ragazzi, ce l’ho messa davvero tutta.” Quanto gli sia uscito di bocca. Mi ha lasciato un cappellino con scritto “Monza 2022” e la dedica. Momenti personalmente inestimabili. Quelle cose che nel consiglio del nostro club ci fanno dire come per noi, la Formula, 1 sia davvero uno sport minore.”

Poche volte ho visto il tifo trascendere a questa maniera. Diventando un’unica grande famiglia.

La famiglia di Ale.

Nel mondo FIA-WEC.

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