La dimensione JEV

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La dimensione JEV

 

 

È la prima volta che mi trovo a scrivere di Formula E qui su Sinfonia Motore.
Pensate un po’, l’anno scorso grazie alla molta pubblicità sulle reti Mediaset non ho perso neanche un E Prix (così si chiamano questi Gp), ma quest’anno a parte Roma e New York non ho visto nulla.
La prima cosa che mi viene da dire è che ho portato fortuna all’ex alfiere Toro Rosso ed ex tester Ferrari, Jean Eric Vergne!
Due stagioni da osservatore più o meno attento e due titoli mondiali!
Prima di queste vittorie mi ricordavo di JEV solo per una sua vecchia intervista con Federica Masolin in cui lui, anziché rispondere alle domande della bella giornalista, le chiedeva di uscire.
Il buon JEV… Alla fine ha trovato la sua dimensione nella creatura di Aleandro Agag, Ceo della F.E.
Vamolà!
Peccato per il team radio anti sportivo che gli costerà come a Verstappen, due anni fa, un giorno di lavori socialmente utili.
Complimenti comunque al francese e al suo team DS, finalmente anch’esso campione, dopo la beffa subita da Audi la scorsa stagione.
Ora, io non ho nulla contro questa categoria, ci mancherebbe altro.
Non ho nulla contro l’elettrico, anche se non credo che sia il futuro della mobilità.
Trovo solo molto pretenzioso il paragone con la F1.
Sono categorie totalmente diverse, con macchine diverse, su circuiti diversi, in format diversi e con regole diverse!
L’unica cosa in comune, se così si può dire, sono buona parte dei piloti che hanno corso nella massima formula per alcuni team.
Nient’altro.
La FE è una bella categoria.
Lasciamola crescere.
Godiamocela per quello che è.
Un elettroshow come forse canterebbero i Matia Bazar.  
Senza paragoni scomodi.
E senza pressioni.

 

Manuel Maurizzi

 

 

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