La “Bleu” di Guy Ligier

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La “Bleu”

di

Guy Ligier

 

 

Col nome Guy Ligier non si finisce per ricordare semplicemente un costruttore. Canoista, rugbista (della nazionale francese), motociclista e pilota di monoposto. Ma non certo a tempo perso. Duro. Energico. Sanguigno. Una vita difficile affrontata a viso aperto, senza mai tirarsi indietro. Cercando ogni volta di ottenere il massimo, dalla sua viscerale intraprendenza.

Ogni particolare di quest’uomo nella sua intensità, lascia tracce di sé.

 La sigla alfanumerica delle sue vetture. Non a caso una storia nella storia.

Ligier JS. Perché gli amici di una vita non si dimenticano ed allora il frutto del tuo lavoro e delle tue idee diventa qualcosa in più di una normale motivazione personale.

Perché Jo Schlesser, Guy non poteva semplicemente lasciarlo in un angolo remoto dei propri ricordi. Jo in qualche modo doveva continuare a correre. Là dove il magnesio di una Honda sperimentale (l’RA 302) gli aveva portato via più che un amico, un fraterno compagno d’avventura, per trovarne un altro come Patrick Depailler e andarci a correre insieme una Le Mans nel ’71, con un prototipo realizzato in proprio. Una barchetta denominata JS3. Per 18 ore tutto bene, fino a quando il cambio Hewland cede di schianto e non vi è spazio per ulteriori acrobazie meccaniche. John Wyer in qualità di direttore sportivo della Porsche appoggia sul banco da lavoro della scuderia francese un cambio di scorta della 917. Quattro ore di adattamenti a ingranaggio e la JS3 riprende la pista a 127 giri dal leader. Come un vero rugbista.

La prima monoposto  di Guy in Formula 1 diventa la Ligier JS5 insieme a quel pilota,come lui francese, tanto incline all’ironia e alle battute fulminanti. Nella storia delle corse non si può fare il nome Ligier senza pensare per induzione agonistica a Jacques Laffite. Praticamente impossibile. Una storia indissolubile, come i numeri dispari di tutte quelle monoposto blu sui circuiti di mezzo mondo.

Nove vittorie. Ma nel Circus il nome di quella squadra francese identifica sempre di più un solo colore, insieme alla voce inconfondibile del Matra 12 cilindri.

Un nome e un pilota. Due iniziali e numeri dispari.

Va bene così.

Madame e Monsieur.

La “Bleu”.

Di Guy Ligier.

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