Imola 1981: la poetica di Gilles

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Imola 1981: la poetica di Gilles

 

Il mondo, non ha iniziato a far schifo da oggi, come successe in una piovosa edizione del Gran Premio di San Marino.

1981.

La prima di tante altre. A battezzar nel mondo dei Gran Premi il debutto di Alboreto e Borgudd. Il batterista degli ABBA prestato alla velocità che coi camion in pista avrebbe fatto vedere cose egregie. La prima volta. Della Toleman nel partecipare a una gara di Formula 1 calzando ai piedi gomme Pirelli, che non vedevano più una corsa per monoposto dagli anni ’50 così come la Avon e i suoi pneumatici. Tornata tra i gommisti per volere di Ecclestone. A tentare di spezzare il mono gomma della francese Michelin.

In fondo la politica. Balestre da una parte, Mosley ed Ecclestone dall’altra. Un ben dell’anima si vogliono. Tra irregolarità tecniche  e scaramucce economiche. Come la multa che Balestre da presidente FISA appioppa a Chapman dopo le feroci dichiarazioni rilasciate dal costruttore inglese al Gran Premio d’Argentina.

Tutte cose che a Imola un anno più tardi, avrebbero trovato il loro ambiguo epilogo, come fu per quel Gran Premio di San Marino, nato dall’incazzatura feroce di una Monza tradita e ferita per quel solo Gran Premio d’Italia tenutosi sulle rive del Santerno.

Appunto. Una sportina di plastica. Senza più un fondo che possa dare forma al contenuto.

Tutte cose che con Gilles non sono mai c’entrate nulla.

Villeneuve, in quella domenica bagnata sul circuito del Dino Ferrari parte dalla pole. Quattordici giri in testa e poi l’azzardo di montare le slick. Troppo presto. La sua 126 CK non è una monoposto di Formula 1 ma una macchina da rally prestata a un Gran Premio. Altri quattro giri fino a rimontare nuovamente le gomme rain e piantare nel bel mezzo di una gara  nuovamente del tutto bagnata il giro veloce della corsa. In quel momento vale un punto. Il sesto posto della classifica provvisoria.

Un punto, negato da una frizione e un motore turbo in fiamme a due giri dal termine. La distruttiva poetica meccanica di Villeneuve.

Un giro veloce.

L’ultimo della sua carriera. L’unico che oggi ricordi nella poesia di Gilles e la sua divina meccanica.

Della distruzione.

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