Il primo Gran Chelem di Schumi ferrarista

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Il primo Gran Chelem di Schumi ferrarista

 

Spiriti.

Spiriti maligni.

Allontanati con forza e fermezza.

Dopo sei anni e due titoli piloti conquistati in Ferrari, la figura di Schumacher a inizio 2002 pare pronta a raggiungere vette inarrivabili per qualsiasi altro pilota. Se fino a quel momento l’avvio di stagione del pilota tedesco ha conosciuto un altissimo rendimento, a Barcellona sul circuito del Montmelò no.

Quell’altissimo senso della prestazione diventa semplice dominio assoluto, nell’ottenere il suo primo Grand Chelem ferrarista. Un livello di guida, pari a una gestione semplicemente perfetta, mentre il resto del mondo arranca, compreso il compagno di squadra Barrichello, tradito dall’impianto elettrico prima ancora di riuscire a prendere il via della gara spagnola. Situazioni che Schumi conosceva benissimo per averle vissute in prima persona nel Gran Premio di Francia del ’96. Un tempo in cui la sua Ferrari in due gare consecutive (tenendo conto del successivo Gran Premio di Gran Bretagna) percorse appena tre giri. 13 giri in tutto. Considerando ciò che fece Irvine nel medesimo frangente. Tutto questo con un colpo di spugna veniva dimenticato.

Quel giorno in Catalogna Schumacher non vince.

Semplicemente stravince.

Piega gli avversari uno dopo l’altro con disarmante facilità, forte di quel passo gara appreso nelle gare di durata che lo avrebbe reso famoso in Formula 1 nell’essere un metronomo sul giro dalla precisione assoluta. Coulthard con la McLaren sul gradino più basso del podio è a 42 secondi. Montoya secondo con la Williams a 35 secondi, dopo aver rischiato d’investire ai box il proprio capomeccanico, l’allora trentottenne Carl Gaden.

Per Schumi quel 28 aprile di 20 anni fa era un buon giorno per vincere.

E ottenere il suo primo Gran Chelem

Di marca ferrarista.  

 

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